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Storia, Storia della scienza

Storia della cartografia 1 – L’Ecumene


Quale è la più antica cartina geografica? Come facevano nel XVI secolo a disegnare dei planisferi la cui precisione sorprende se si pensa che erano sprovvisti di satelliti? In base a cosa determinavano e rispettavano le scale (quando lo facevano)? Ebbene, tutto ebbe inizio in una piccola località dell’Asia minore alle foci del fiume Meandro, colonia greca e culla della filosofia occidentale: Mileto.

Ecumene di Anassimandro

Il più antico planisfero di cui abbiamo notizia è attribuito ad Anassimandro (610-546 a.C), allievo di Talete, ma non ci è pervenuto alcun documento contenente questa mappa e quelli contenenti una sua descrizione ad opera sua sono rari e frammentati, come del resto sono tutte le opere dei filosofi pre-socratici. Tuttavia è sopravvissuta fino a noi la mappa disegnata cinquant’anni più tardi dal concittadino Ecateo (550-475 a.C) e che egli stesso aveva definito una miglioria di quella di Anassimandro. Essa pone il mar Egeo (e Mileto) al centro del mondo e distingue due continenti. A Nord l’Europa viene deformata a ventaglio, e a sud l’Asia comprende anche il nord Africa (Egitto, Libia). Le terre ricoprono più spazio dell’acqua, che è costituito in maggior misura dal mare Interno (mediterraneo) e dall’oceano che circonda tutte le terre, il tutto a formare un cerchio (base superiore di un cilindro secondo la più probabile interpretazione della concezione di Anassimandro). Questi primi due cartografi dovevano conoscere la Grecia e la Magna Grecia

Ecumene di Ecateo - mappa

così come l’Egitto il vicino ed il medio oriente, ma le aree più lontane potevano solo immaginarle e dedurle, seppur grossolanamente, in base alle informazioni che giungevano alle colonie ioniche attraverso le vie mercantili, dacché allora quelle aree erano davvero il centro dell’Ecumene (il mondo allora conosciuto, dal greco οἰκέω = abitare). Il giro della Terra, Periegesis, che Ecateo scrisse di aver fatto, a giudicare dalla differenza di precisione riscontrabile in zone diverse della mappa doveva essere in realtà un periplo del mediterraneo.  Infatti commise l’errore di credere che il Caspio fosse parte dell’oceano (convinzione che rimarrà a lungo nel mondo ellenistico). Inoltre le distanze erano calcolate a giorni di viaggio, quindi soggette a forti imprecisioni. Sebbene il mio interesse al momento risieda nell’aspetto grafico e tecnico della cartografia, è da ricordare che Ecateo fu di fatto il primo geografo della grecità. Nel Periegesis sono contenute descrizioni della storia, della geografia, della cultura, dei costumi e delle religioni dei luoghi che visitò.

Erodoto, il primo storiografo

Busto di Erodoto

Seguirono altri cartografi, o meglio filosofi  (la filosofia=amore per il sapere studiava allora qualsiasi cosa cadesse sotto la sensorialità e l’intelletto dell’uomo ) tra cui Anassimene e Pitagora, ma fu Erodoto, nel 440 a.C a compiere un progresso significativo, sebbene abbandonasse l’idea pitagorica di una Terra sferica. Erodoto è considerato il primo storiografo per la presenza, per la prima volta, di un un metodo nelle sue ricerche: egli infatti viaggiò molto e sebbene conoscesse solo una piccola parte della Terra, questa era da lui ben nota. La sua mappa copre un’area maggiore rispetto a quella di Ecateo ma in particolare è il livello del dettaglio ad essere notevolmente migliore. Descrisse un mondo tutt’altro che circolare e rise di quelli che l’avevano fatto.

Rido quando vedo che molti hanno disegnato la mappa della terra, ma che nessuno ne ha dato una spiegazione ragionevole: raffigurano un Oceano che scorre intorno alla terra, tonda come se l’avessero fatta col compasso, e disegnano l’Asia grande come l’Europa. Ora in poche parole spiegherò io quanto è vasto ciascun continente e quali contorni presenta.

Erodoto, Storie IV;36

Ecumene secondo Erodoto mappa

L'Ecumene secondo Erodoto: egli criticò la circolarità secondo lui fitizia in cui i cui predecessori "costringevano" il mondo.

Tra gli altri progressi che si riconoscono nella mappa di Erodoto vi è il riconoscimento della natura chiusa del mar Caspio e il riconoscimento del proprio limite conoscitivo: riconobbe che l’estensione dell’europa superava le sue conoscenze e lasciò aperti i confini affinché in futuro la mappa potesse essere ampliata. Inoltre l’Africa (Libia) cominciava ad acquisire autonomia e grandezza ma riteneva erroneamente che il Nilo sorgesse in Africa occidentale (certamente meno grave che ritenerlo proveniente dall’oceano).

La Libia in effetti si rivela essere interamente circondata dal mare, fuorché nel tratto di confine con Asia. Per quanto ne sappiamo il primo ad averlo dimostrato fu il re d’Egitto Neco: interrotto lo scavo del canale che dal Nilo porta al Golfo Arabico, egli inviò dei Fenici su delle navi con l’incarico di attraversare le Colonne d’Eracle sulla via del ritorno, fino a giungere nel mare settentrionale e così in Egitto. I Fenici, pertanto, partiti dal Mare Eritreo, navigavano nel mare meridionale; ogni volta che veniva l’autunno, approdavano, in qualunque punto della Libia fossero giunti, seminavano e aspettavano il tempo della mietitura. Dopo aver raccolto il grano, ripartivano, cosicché al terzo anno dopo due trascorsi in viaggio doppiarono le Colonne d’Eracle e giunsero in Egitto. E raccontarono anche particolari attendibili per qualcun altro ma non per me, per esempio che nel circumnavigare la Libia si erano trovati il sole sulla destra.

Erodoto, Storie IV; 42

Il metodo utilizzato per determinare le linee costiere rimase invariato per molti secoli consistete nel segnare sulla carta, con l’aiuto di vari strumenti evolutosi via vai nel tempo, la conformazione delle coste durante la navigazione.  Gli strumenti disponibili in questa prima fase erano allora solo i semplici occhi degli entusiasti marinai.

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