Dal giornale di Brescia, giovedì 27 gennaio
Valigie con nomi e indirizzi di luoghi mai più visti, fotografie portate con sé tra gli oggetti più cari, protesi dentarie turpemente sottratte….Sono soprattutto i cosiddetti “effetti personali”, accostati alle divise a righe uguali per tutti, a rimanere negli occhi. Ma anche l’immagine del bellissimo bosco di betulle, al quale Auschwitz deve il suo nome, e quella di un fiore sbocciato in modo innateso su una lapide. Lo testimoniano gli studenti del “Copernico”, una trentina, che alcuni mesi fa hanno preso “il treno per Auschwitz” organizzato da Officina memoria e oggi, nella giornata della memoria, restituiranno questa loro esperienza alla scuola intera attraverso le letture e i canti.
Durante le prove del pomeriggio della vigilia, troveranno il tempo per una chiacchierata il cui obiettivo è provare a rispondere a una domanda: che cosa significa ricordare la Shoah oggi per un diciottenne? Ma, prima ancora, perché partecipare a un’iniziativa come il “Treno” che, secondo le parole di Marco, non è una gita scolastica, e nemmeno un viaggio individuale? Ognuno ci è arrivato a suo modo: Francesca, consigliata dal fratello maggiore Maria Vittoria dalla Madre, Giulia perché si è rest conto che più passa il tempo più quel che è accaduto s’allontana anche a livello di coscienza, e Chiara perché alle elementari era venuto a parlare a un reduce, e quando gli ho chiesto che cosa si provasse dentro al lager, mi ha dato una risposta e pii mi ha invitato, quando fossi stata più grande, a visitarne uno.
Così è avvenuto. E ora? Che cosa rimane di quel viaggio? <<Dopo aver visto Auschwitz te lo porti dnetro per sempre – assicura Manuel, come un avvertimento a non considerare normali l’emarginazione, la discriminazione,>>. Perché proprio da questo, spiega Elisabetta, dall’indifferenza nei confronti di ceri fenomeni possono derivare vere e prooprie tragedie.. Altro che follia. <<La Shoah non è stata la conseguenza del delirio di un singolo>>, spiega Jacopo; e Federica concorda, rammmentando la <<diffusa discriminazione nei confrnti degli ebrei>>.
Ma oggi si corre qualche rischio analogo? I ragazzi annuiscono, ed elencano una serie di situazioni di merginazione. al tempo stesso, dicono di sentirsi <<responsabili>> – e questa è un’altra eredità del “Treno”. certo non da soli, perché – sottolinea Federica – <<la politica deve fare la sua parte, occupandosi del bene comune non sempre fa>>. E qui si potrebbe continuare a parlare per ore, i diciottenni del “Copernico” sembrano avere molte idee al riguardo…
Ma i prof li attendono per le prove, e resta giusto il tempo per spiegare quali responsabilità hanno capito di avere dopo essere stati ad Auschwitz: tenere gli occhi aperti sui <<piccoli segnali di discriminazione intorno a noi>> (Valeria), <<combattere i luoghi comuni>>(Pietro), <<favorire la conoscenza reciproca>> (Giorgio), valorizzare le diversità (Mariachiara). E’ un invito alla speranza.
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