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Storia

I giorni della rivoluzione – 14 luglio 1789


La presa della Bastiglia

Le rivoluzioni che, sino a noi, avevano cambiato la faccia degli imperi non avevano avuto per oggetto che un cambiamento di dinastia o il passaggio del potere da un uomo solo a più persone. La Rivoluzione francese è la prima che sia stata fondata sulla teoria dei diritti dell’umanità e sui principi della giustizia. Le altre rivoluzioni esigevano soltanto dell’ambizione; la nostra impone delle virtù.

– Maximilien Robespierre

Studiando, tra  gli eventi che hanno caratterizzato l’ottantanove, la presa della Bastiglia, ad un livello superiore a quello scolastico, capita di chiedersi come mai, in tanta abbondanza di eventi importanti che l’hanno preceduto ed eclatanti  che l’hanno seguito, si sia scelto proprio questa data come discrimine per la rivoluzione e per la periodizzazione dell’età contemporanea. La conclusione a cui mi hanno spinto i tanti documenti che questa parte di storia ci ha lasciato è che sì, si compì una rivoluzione istituzionale il 17 giugno,  e successivamente con l’emancipazione di Parigi e dei parigini una rivoluzione borghese; ma è l’intervento del popolo tutto, il 14 luglio, a completare il quadro descritto da Defebvre, ad avvalorare gli sforzi dell’Assemblea stessa, a segnare definitivamente la fine di tutto ciò che apparteneva all’Ancien Regime, nobili e re compreso.

La Bastiglia, alla fine del XVIII secolo, era più che una prigione. Essa era divenuta un simbolo, il simbolo di tutto ciò che nell’ancien régime c’era di arcaico, di sorpassato, di “feudale”, e soprattutto il simbolo del dispotismo.La parola bastille, equivalente di bastide, designava nel Medioevo una fortezza. La Bastiglia era stata in effetti costruita da Carlo V, nel 1370, per difendere l’ingresso di Parigi dalla porta Saint-Antoine. Essa svolse il suo compito nel XV e XVI secolo, e ancora durante la stessa Fronda. Tuttavia, dopo la salita al trono di Luigi XIV, la sua importanza militare era stata messa in dubbio.

[…]

Come abbiamo detto, il 14 luglio 1789 la Bastiglia rinchiudeva soltanto sette detenuti. Tra essi, quattro erano falsari arrestati su mandato di comparizione rilasciato dallo Chàtelet, che avrebbero potuto esser rinchiusi in un’altra prigione: Jean La Correge, Jean Béchade, Bernard Laroche, detto Beausablon, e Jean-Antoine Pujade. Tutti e quattro erano accusati di aver falsificato lettere di cambio accettate dalla banca Tour-ton-Ravel. Due altri prigionieri erano colpiti da pazzia: De Witt oppure de Whyte, irlandese nato a Dublino, riteneva di essere Giulio Cesare, san Luigi oppure anche Dio, ed era stato accusato di spionaggio. Taver-nier era stato rinchiuso nella Bastiglia dal 1759 sotto l’accusa di complicità nell’attentato di Damiens contro Luigi XV. Infine, il conte de Solages era stato imprigionato con una lettre de cachet richiesta dalla sua famiglia, nel 1765: era sospettato di assassinio.

[…]

Dieci anni prima che fosse presa, la Bastiglia aveva perso il suo scopo di intimidazione, e il governo se ne rendeva conto. Era soltanto oggetto della collera e dell’odio dei parigini, perché è una Bastiglia, scriveva Servan nella sua Apologie de la Bastille, “ogni casa chiusa ermeticamente e diligentemente guardata dove qualsiasi persona, qualunque sia il suo rango, la sua età e il suo sesso, può entrare senza conoscere la ragione, rimanere senza sapere quanto, attendendo di uscirne senza saper come”. Cosi i parigini non volevano la Bastiglia più di quanto non volessero la continuazione del regime “feudale”.

Leggi il testo completo su www.lastoria.org

Sempre sullo stesso sito potete trovare una eccezionale testimonianza tratto dal DIARIO DI J.B. HUMBERT, OROLOGIAIO, CHE, PER PRIMO, E’ SALITO SULLE TORRI DELLA BASTIGLIA di cui potete leggere un breve estratto qui sotto.

La folla risalì e si riuscì a trasportare le persone soffocate su un prato vicino alla cupola e al fossato. Dopo avere aiutato e protetto il trasporto di queste persone, vista l’inutilità della mia presenza, armato del mio fucile, cercai, ma inutilmente, il mio comandante; allora presi la strada del mio distretto.Per la strada seppi che si distribuiva della polvere al municipio. Vi volsi i miei passi, in realtà me ne diedero circa un quarto di libbra, senza darmi pallottole, dissero che non ve ne erano.Uscendo dal municipio sento dire che si assedia la Bastiglia. Il dispiacere di non aver pallottole mi suggerì un’idea che realizzai subito, cioè di comperare dei piccoli chiodi, il che feci presso il droghiere del cantone del Roi à la Grève;
Là io sistemai e ingrassai il mio fucile.
Uscendo dal droghiere mentre stavo per caricare il mio fucile, fui avvicinato da un cittadino che mi annunziò che distribuivano pallottole al municipio; allora vi accorsi e ricevetti in verità sei piccole pallottole chiamate chevrotines.
Mi avviai subito verso la Bastiglia e caricai il mio fucile per la strada.

Non dubito che 3 giorni dopo Humbert abbia letto il giornale “Les Révolutions de Paris” n. I del 17 luglio 1789 e l’articolo che, tradotto, finisce così.

Questo giorno glorioso deve sbalordire i nostri nemici ed essere per noi presagio del trionfo della giustizia e della libertà.
Questa sera ci sarà l’illuminazione.

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