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Società, Storia

Etsi omnes, ego non: seppur tutti, io no


Defiance, i giorni del coraggio

Questo film tratta del coraggio che ebbero tre fratelli nell’opporsi al destino imposto agli ebrei.

ETSI OMNES, EGO NON. Seppur tutti, io no.

Questo è un motto, tratto da un brano biblico, riferito ad un particolare periodo buio della storia d’Europa. Siamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale, la Germania nazista ha in mano l’intero continente e su tutti i suoi popoli esercita lo spietato giogo di oppressione e di sterminio. Ai confini gli eserciti si distruggono vicendevolmente senza giungere tuttavia ad alcun vantaggio da entrambe le parti. Nei territori interni al Reich (Italia compresa) si consuma una tragedia più silenziosa ma non meno devastante: la repressione spietata sulla popolazione civile  dei paesi occupati e l’avviamento del progetto di sterminio totale di ebrei, omosessuali, disabili, malati mentali, prigionieri politici e altri ancora. Tutti colpevoli solo di non essere graditi o di essersi opposti, o di pensarla diversamente dalla dittatura nazista.

Penso alla loro solitudine – di Bonhoeffer, di von Galen, degli altri. Agli amici d’infanzia ai quali sono sembrati scarsamente patriottici, disfattisti, marxisti, egoisti, superbi, moralisti, egoisti, ottusi, sospetti, infìdi. Alle madri, alle sorelle in lacrime per questi congiunti che non amavano il fürer, che non capivano che Dio lo aveva mandato alla Germania per salvarla. Ai colleghi che li trovavano irragionevoli, e scuotevano la testa.

In particolare, von Galen si oppose pubblicamente e con forza all’eutanasia generalizzata dei malati, degli invalidi, dei “non produttivi” che Hitler aveva ordinato: confutò alla radice l’idea stessa che esistessero delle “vite non degne di essere vissute”. Eppure, di fronte al documentario che Hitler ordinò di proiettare in tutte le sale cinematografiche della Germania, molti trovarono del tutto illogico che lo Stato spendesse soldi per assistere gente così ripugnante, e che permettesse loro, magari, di figliare e di trasmettere le proprie tare, infettando la Germania; molti trovarono sacrosanta la difesa della purezza ariana, della bellezza dei giovani biondi e alti, muscolosi, atletici; molti condivisero l’idea che essere sani fosse un dovere nei confronti della società e della propria patria, e che gli invalidi fossero dei colpevoli di cui non avere pietà – gente inutile e nociva, traditori della Germania…

Le cifre sono spaventose: si parlerà, una volta finita la guerra, di quasi 60 milioni di morti, dei quali la maggior parte senza neanche aver visto un fronte di combattimento. Non è più la guerra degli eserciti come era stata la Grande Guerra: è divenuta la guerra dei popoli, donne, bambini e anziani compresi. Sono infatti queste categorie – quelle più deboli – ad essere le più colpite dal flagello della guerra.

Ma non tutta l’Europa stette a guardare impassibile di fronte a tutto questo. Se la maggior parte delle persone (io azzarderei il 90%) cercarono di sopravvivere al regime cercando di assecondarlo senza troppo infastidirlo, ci furono degli uomini e delle donne che misero a repentaglio la loro vita per cambiare veramente le cose. In molti furono barbaramente trucidati. Questi eroi rispondevano tutti al motto di ETSI OMNES, EGO NON: seppur tutti dovessero arrendersi, io non cederò mai.

Si parla per esempio degli studenti universitari della Rosa Bianca, o i sacerdoti come don Milani, o i partigiani della resistenza combattenti per la libertà, o gli ufficiali insorti nel luglio del ’44, o molti intellettuali la cui libera voce era stata violentemente censurata dal regime nazionalsocialista.

A loro va il nostro plauso e il nostro cordoglio. Le loro vite non sono state donate invano. Almeno spero che sia stato così.

Dopo tutto  è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio e forse è stato proprio il sacrificio delle loro vite a dare un senso alle nostre.

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Discussione

6 pensieri su “Etsi omnes, ego non: seppur tutti, io no

  1. Stasera penso solo

    che la vita
    è un po’ più forte
    del tuo dirle
    “grazie no”

    (Credo firmiter – per parafrasare il grande vescovo d’Ippona – che tu intendessi “plauso” ;))

    Pubblicato da Lucio Anneo | 16 luglio 2010, 18:24
  2. Non so se sei giovane come appari nella foto, ma lo spero. Spero davvero che non tutti si interessino solo di reality e telefilm poliozieschi. Questo pezzo è molto ben fatto: lo leggerò a scuola. Grazie.

    Pubblicato da Laila Cresta | 28 novembre 2013, 19:25
    • Non so quanto giovane appaia nella foto (ho 21 anni). Ad ogni modo grazie per il commento e per il tuo sforzo quotidiano nel rinnovare la trasmissione nella verità e della conoscenza. Sono cose da non poter dare più per scontate…

      Pubblicato da Eugenio | 30 novembre 2013, 22:25

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  1. Pingback: Il controverso progetto del centro islamico a (due isolati da) Ground Zero « Scripta Manent - 18 agosto 2010

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