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Economia, Risorse naturali

Quando sul pianeta blu mancherà l’acqua


Da Nova 24, inserto de Il sole 24 ore

Il buco dell’acqua

I limiti delle risorse idriche del pianeta

L’acqua è una risorsa limitata e comincia a scarseggiare, non solo in Africa o i Asia, ma anche in Europa.Il mondo in una goccia Le stime dell’Agenzia dell’ambiente dicono che l’11% della popolazione e il 17% del territorio europeo sono affetti da carenza idrica, con un costo che nell’ultimo trentennio ha superato i cento miliardi di euro.

E’ prima di tutto un problema di crescita demografica. La Banca Mondiale stima che la quota globale di esseri umani a corto di acqua sarà del 45% (4 miliardi) nel 2050, contro l’8% (500 milioni) nel 2000. La carenza non è uguale dappertutto: 9 paesi controllano il 60% della disponibilità globale e tra questi solo Brasile, Canada, Colombia, Congo, Indonesia e Russia ne hanno in abbondanza. Cina e India, con oltre un terzo della popolazione mondiale, devono accontentarsi del 10% dell’acqua e stanno esaurendo le riserve del sottosuolo. Lo stesso accade in molte grandi città: l’acqua di Città del Messico viene al 70% da una falda che sarà esaurita nel giro di un secolo al ritmo di estrazione attuale, tanto che la città sta sprofondando. Situazioni simili si trovano a Bangkok, Buenos Aires e perfino a Barcellona, dove lo svuotamento della falda d’acqua dolce sta causando il progressivo avanzamento dell’acqua salmastra nel sottosuolo.

Oltre il 97% dell’acqua presente sulla terra, infatti, è salata e quindi inservibile per gli esseri viventi, tranne che per i pesci. In quel misero 2,5% di acqua dolce che ci rimane, per di più, sono compresi anche i ghiacci eterni (o quasi). Di conseguenza, tutti gli esseri viventi non marini sopravvivono con lo 0,75% dell’acqua presente sulla terra, per la più gran parte sotterranea e il resto distribuito tra fiumi e laghi o in qualche fase del ciclo idrogeologico: vapore, pioggia, neve…

Sta a noi catturarla in una di queste forme e incanalarla per le nostre esigenze, che sono fondamentalmente tre: il 70%, in media, è destinato all’agricoltura, il 22% all’industria e solo l’8% va per usi domestici. Ma gli utilizzi variano moltissimo. la gente che abita nelle zone temperate non ha idea di quanto “beva” l’agricoltura sotto altri climi: nel Regno Unito, ad esempio, solo il 3% dell’acqua va in agricoltura, mentre negli Stati Uniti è il 41%, in Cina il 70% e in India quasi il 90%.

Non è solo questione di clima, ma anche di efficienza nell’utilizzo. per questa sua caratteristica di risorsa limitata, infatti, l’acqua è stata definita il nuovo petrolio. ma la grande differenza rispetto al petrolio sta proprio nel concetto di uso: per mandare avanti la nostra automobile, le molecole di petrolio che bruciamo si destrutturano e non si possono più ricostituire. ma quando facciamo la doccia, l’acqua che abbiamo usato esiste ancora? certamente sì. Sta a noi riciclarla in maniera efficiente per innaffiare le piante o altro. In alcuni paesi, come in Israele, il riciclo di acqua è una necessità vitale ed è quindi molto praticato. In Europa, pochissimo. In Italia, per niente. L’acqua destinata all’agricoltura è spesso in concorrenza con quella che esce dai rubinetti, a sua volta, destinata a finire sprecata quasi per metà già prima di arrivare nelle case della gente, visto che in Italia le perdite di rete sono in media del 42%.

La prima soluzione alla scarsità dell’acqua presente sulla terra, quindi, è l’utilizzo efficiente di questa risorsa, che al contrario del petrolio, può essere agevolmente riciclata. La seconda soluzione è attingere alle enormi riserve di acqua salmastra, sviluppando tecniche di desalinizzazione sempre meno energivore. Il terzo problema da risolvere non attiene alla scarsità dell’acqua, ma alla sua pulizia: nel mondo muoiono 5mila bambini al giorno per aver utilizzato acqua sporca.

in tutti e tre i casi l’innovazione tecnologica è fondamentale: il concetto di “smart grid” non si applica solo all’energia, ma anche all’acqua. impianti funzionanti di depurazione, distribuzione e misura consentono di dare un prezzo adeguato all’acqua consumata, che scoraggi gli sprechi, togliendo i costi di gestione dell’acqua dalla fiscalità  generale e trasferendoli su chi utilizza questo bene prezioso: il poveretto che consuma due litri d’acqua al giorno non deve essere costretto a sovvenzionare chi ne approfitta per riempirsi la piscina. L’acqua, dunque, va pagata. O meglio: le infrastrutture che servono per incanalarla, pulirla e distribuirla vanno pagate. Gli italiani la pagano in media 1,1 euro al metro cubo, contro i 2 in Spagna e i 5 in Germania.

Ma che il sistema sia pubblico o privato è indifferente, lo ha detto la Banca Mondiale: basta che funzioni su regole di mercato. Ci sono sistemi gestiti da enti pubblici o privati in giro per il mondo che funzionano benissimo: in Senegal, ad esempio, l’acqua è privatizzata e in Uganda pubblica, ma in tutti e due i casi è gestita bene. In India, invece, dove l’acqua è gestita dagli Stati, il sistema è disastroso. Lo stesso si può dire dell’Italia, dove i rubinetti funzionano a singhiozzo in ampie zone del Sud, costringendo gli abitanti a comprarla dalle autobotti o in bottiglia.

Nova24 n° 234 di giovedì 29 luglio 2010

L’articolo è di Elena Comelli, che potete trovare sul suo blog MEGAWATTORA e che spero non me ne voglia per aver riportato qui l’articolo, che ritengo di una importanza stringente ma sottovalutata.

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Discussione

3 pensieri su “Quando sul pianeta blu mancherà l’acqua

  1. Com’è che al ritorno dalla settimana biblica mi ritrovo quest’orrenda faccine invece del mio meraviglioso avatar geometrico verde brillante cui mi ero affezionato?!? 😉

    Pubblicato da Lucio Anneo | 31 luglio 2010, 14:57
  2. Ah, solo per te questo! Se hai voglia potresti scrivere un articolo sulla tua settimana biblica e pubblicarlo qua

    Pubblicato da Temitope.A | 31 luglio 2010, 17:49
  3. Grazie! 😀

    Per l’articolo, appena ho un po’ di tempo ci faccio un pensierino.

    See you soon!
    Best regards,
    LA

    Pubblicato da Lucio Anneo | 2 agosto 2010, 08:17

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