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Economia, Nuove tecnologie, Risorse naturali

Considerazioni sulla questione energetica-2 L’energia nucleare


Prendendo spunto da quello che è successo il 3 dicembre del 2005 (si è sfiorato il black-out elettrico perché si è arrivati al consumo di 54232 megawattora rispetto ai 55670 megawattora, massimale della produzione energetica nazionale) cogliamo l’occasione per un sostanziale cambio di rotta nella politica energetica del nostro paese. Il giorno in cui gli idrocarburi verranno scavalcati dalle fonti rinnovabili è sempre più vicino ma nello stesso tempo ancora non realizzabile.

Giacché tra 35 anni gli attuali giacimenti petroliferi del pianeta saranno completamente prosciugati, bisogna puntare decisamente sullo sviluppo delle risorse rinnovabili, eolico e fotovoltaico in particolare, e contemporaneamente convertirsi ad un risparmio energetico finalmente intelligente.

Si pensi alla riduzione delle ingenti perdite durante le varie fasi del trasporto di energia, ma anche alle case termicamente isolate di Bolzano. C’è però un problema: i benefici di queste due strategie non sono immediati, ma diluiti nel tempo.

Un’alternativa sarebbe il nucleare, ma la strada è stata sbarrata dal referendum del 1987, con cui l’Italia ha scelto di rinunciare alle centrali a fissione, e i passi in avanti dell’attuale terzo governo Berlusconi sono ancora ben lontani da vedere un qualche effetto. In questo campo – se le cose vanno avanti con questo ritmo – dovremo aspettare il ventiduesimo secolo per poterci considerare al pari di nazioni come la Francia. Naturalmente per disporre di tecnologie già vecchie di trent’anni, magari. Oggi paradossalmente il fabbisogno energetico nazionale è coperto proprio da una quota rilevante di nucleare di importazione, il 15% circa, importato quasi tutto dalla Francia, il paese con il maggior numero di centrali atomiche al mondo.

Negli ultimi tempi il dibattito sul nucleare ha ripreso quota in Italia. Rimangono però tre ostacoli da superare.

  1. Anzitutto i tempi: per portare a pieno regime nuove centrali nucleari servono decenni, comunque troppo tempo per risolvere l’emergenza energetica in tempi utili e soprattutto fattibili economicamente.
  2. In secondo luogo la sicurezza, tema su cui gli esperti si dividono: nonostante i progressi della tecnologia e l’ottimismo dei tecnici (che del resto non mancava nemmeno a Chernobyl) nessuno è in grado di ridurre a zero il rischio di incidenti. In questi casi sbagliare costa caro. Una soluzione sarebbe la tecnologia a fusione calda, che lascia meno residui e garantisce la massima sicurezza perché interrompe il processo automaticamente una volta superata la temperatura. Poi i reattori auto-fertilizzanti, in cui il combustibile si auto-rigenera evitando gli svantaggi di un intero ciclo.
  3. Il terzo inconveniente è quello delle scorie. Nessun paese le vuole: non nel mio giardino è divenuto il motto di tutti coloro che sono interessati ai vantaggi di un’eventuale applicazione atomica, con l’arroganza però di non voler pensare minimamente alle responsabilità e alle problematiche che questo comporta. Con la Russia – per esempio – esiste un accordo per collocare le scorie nella steppa asiatica, ma lo spettro di un traffico planetario di rifiuti tossici è reale. Insomma la strada di una ripresa del nucleare in Italia è tutta in salita.

Qualcosa sembra muoversi intorno alle vecchie centrali nucleari dimesse o in stanby di Garigliano, Latina, Caoso, Montalto e Trino, mentre società giovani come Ansaldo Nucleari sembrano decise a giocare la scommessa sul nucleare anche perché le tecnologie che lo renderanno possibili devono essere sempre più alimentate.

Per il momento l’Italia continua a essere eccessivamente dipendente da fornitori esteri per l’acquisto di petrolio (Stati Uniti, paesi arabi e chi ne ha più ne metta), gas (Russia soprattutto) e nucleare. Fonti i cui prezzi sono destinati a salire, senza contare che il rischio di guerre e incidenti diplomatici legati a questi interessi rimane terribilmente alto. Senza contare poi l’assurdità di alcune scelte energetiche come l’ipocrisia di fermare qualsiasi ricerca nel campo dell’energia nucleare con la scusa di rischi di possibili incidenti per poi ridursi a comprare (non certo a buon prezzo) la stessa energia prodotta nelle centrali francesi poste a solo pochi chilometri dai nostri confini…

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