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Filosofia, Racconti e prosa

Somnium Scipionis, tra antica e moderna concezione del sogno


Cicerone nella sua più famosa opera filosofica e politica (temi per altro sempre presenti nei lavori dell’oratore), De re pubblica, reintroduce e amplia il celebre motivo del sogno e della visione dell’aldilà: riprendendo il noto mito di Er tratto dall’omonima Repubblica di Platone, descrive ciò che crede esserci dopo la morte. Il protagonista del racconto, Publio Cornelio Scipione Emiliano, durante una visione onirica, e sotto la guida del condottiero Scipione l’Africano (il vincitore di Annibale) compie una sorta di viaggio nell’oltretomba in cui il celebre antenato mostra a lui la sorte che attende coloro i quali bene hanno vissuto la loro vita sulla terra. Chiara a questo punto è la provenienza dell’idea che sta alla base della Divina Commedia.

Naturalmente per la mente politica e filosofica di Cicerone questo è puramente un artificio, un espediente per dirci quale sia la sua personale concezione del bene. Innanzi tutto afferma che il bene dell’individuo corrisponde pienamente con il bene della società, dello stato in cui vive, e Roma è lo stato per eccellenza. Dunque, la conservazione e l’osservanza di quegli stessi fondamenti che furono alla base dell’Urbs deve essere, per i viri, i cives ed i boni homines in generale, fine ultimo della loro esistenza. Il bene di un gruppo si ha naturalmente quando ciascuno fa il proprio bene ma soprattutto il bene del gruppo. Ma quali sono per Cicerone i principi fondamentali da seguire? Lui stesso ce li indica, il bravo oratore e uomo politico, non lasciando nulla all’intuizione: praticare la giustizia e la pietà. E’ stata proprio la giustizia, l’osservanza di leggi comuni di un ordine divino e terrestre a trasformare dei gruppi di pastori e di contadini in quella che è nel I secolo a.c. la civiltà più potente del mondo; e proprio perché continui a ricoprire questo ruolo di egemonia i romani devono più di altri avere fermo nella mente i concetti di iustitia e di patria.

Ma Cicerone non si limita a indicare la strada da seguire per giungere alla “beatitudine”: la lastrica addirittura d’oro, facendola presentare, non a caso, da uno fra i più grandi eroi della storia romana, per loro contemporanea, Scipione l’africano il Giuseppe Garibaldi della Roma antica. E un’autorità del genere non può essere messa in discussione. Cicerone non è il primo a trattare una materia di questo genere e nemmeno Platone fu il solo suo predecessore: possiamo individuare rimandi in tutta la filosofia greca, da Pitagora agli stoici, da Eratostene ai sofisti. Tuttavia l’Arpinate vuole mettere in evidenza una linea di demarcazione tra il suo racconto e quelli precedenti: con molta attenzione, evita i grecismi, parole che troppo avrebbero richiamato alla mente la filosofia greca (una filosofia straniera) pur tuttavia dovendo ripiegare sul debole latino, debole in quanto terminologia filosofica. Cicerone non disdegna la cultura greca ma in quest’assidua ricerca si può individuare un suo forte bisogno di sottolineare il fatto che le direttive contenute nel Somnium Scipionis provengono e sono rivolte direttamente e senza scampo al solo popolo romano.

Curioso è il fatto che questo brano fu ripreso in seguito dalla nascente religione cristiana: i primi padri della chiesa probabilmente vi avevano trovato degli elementi affini alla loro fede, come per esempio il dovere di compire il bene sulla terra in vista dell’aldilà, ma ancora più sorprendente è il fatto che questi pensieri siano stati elaborati più di mezzo secolo prima dell’incarnazione di Cristo, e da un pagano per giunta, appartenente ad un mondo totalmente diverso da quello cristiano. Il valore del Somnium Scipionis non è limitato ad un semplice catechismo laico su come condurre la vita: è l’essenza stessa, imprescindibile, della romanità.

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Discussione

10 pensieri su “Somnium Scipionis, tra antica e moderna concezione del sogno

  1. Sono poco d’accordo sul fatto che il Somnium sia l'”essenza stessa della romanità”. Penso, piuttosto, che sia il sonito di una romanità che non è già più romanità, che non basta più a sé stessa; il Cicerone del Somnium, del resto, non è più Cicerone, tanto irriconoscibile da aver dato adito, nel passato, a seri dubbi sull’autenticità dall’appendice alla Repubblica. Prosa sobria, fraseggio asciutto, termini propri del linguaggio poetico, quasi fosse Seneca o Tacito (per inciso, i miei autori preferiti). Un Cicerone che sorprende, quindi. E sorprende non soltanto per lo stile, ma anche e soprattutto per i contenuti svincolati dalla pragmaticità, che in certi tratti si avvicinano a stilemi propri della filosofia metafisica greca.
    Sarebbe parso assurdo a qualunque buon cittadino romano – e per romano si intende caratterizzato da quell’habitus e modus cogitandi che classicamente si fanno coincidere col periodo aureo – concepire, ad esempio, l’esistenza di un solo Dio, postulare la nullità dell’uomo e del mondo in un’ottica universale, che sottende un notevole ridimensionamento della portata dell’humanitas, tema a cui il buon Cicero e la classicità vengono abitualmente associati.
    Senza dubbio non mancano aspetti che rimandano alla romana virtus; non va dimenticato infatti che, sebbene possa essere considerata appendice a sé, il Somnium si inserisce in un’opera di natura politica, e per ciò stesso, etica. Tuttavia, non riesco a leggere la l’apogeo della romanità in quest’opera. Leggo piuttosto i prodromi di quell’esigenza “spirituale” (da non intendersi in senso cattolico o cristiano) che troverà nel cristianesimo l’alveo in cui avere sfogo.

    LA

    Pubblicato da Lucio Anneo | 17 agosto 2010, 19:09
    • Sono così contento del tuo esaustivo commento che non so come ringraziarti: oltre ad avermi fatto partecipe di un così bel pensiero ed avermi redarguito sapientemente, mi hai anche regalato quell’articolo che da tanto tempo aspettavo che mi donassi. Grazie ancora e al prossimo commento!
      PS
      Leggi anche l’articolo sul convertiplano e dimmi cosa ne pensi:
      aspetto con ansia un tuo parere

      Pubblicato da Eugenio | 18 agosto 2010, 16:31
  2. Bene, vedo che bastano tre righe per diventare filantropo! 😉

    LA

    Pubblicato da Lucio Anneo | 18 agosto 2010, 17:22
  3. Beccati! Tutti quanti… Ciao

    Pubblicato da lo scorfano | 21 agosto 2010, 14:56
  4. Ma..come, …ma come. Chi glie l’ha detto? 🙂

    Pubblicato da Temitope.A | 21 agosto 2010, 18:34
  5. 😉

    Pubblicato da Lucio Anneo | 21 agosto 2010, 21:37
  6. Sei stato tu?

    Pubblicato da Temitope.A | 21 agosto 2010, 21:50
  7. No, vi ho trovato per caso. Sono abbastanza sveglio sul web, non lo sapevi?

    Pubblicato da lo scorfano | 22 agosto 2010, 10:26
  8. Allora possiamo considerarlo una piccola vittoria. Tuttavia mi sento molto più osservato ora. ^^

    Pubblicato da Temitope.A | 22 agosto 2010, 11:15

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