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Poesia e Letteratura, Scripta Manent

Di José Saramago scripta manent (2)


Jose Saramago in San Sebastián International F...

Jose Saramago al San Sebastian International Film Festival

E’ morto due mesi fa l’autore portoghese José Saramago, nato il 16 novembre del 1922 ad Azinhaga, un paesino di meno di 2000 abitanti e morto a Tias, il 18 giugno. Ma, come credo, pochi sanno che che morì e ancor meno che visse, d’altronde l’Italia allora piangeva la morte di Pietro Tarricone.

José si trasferì con la  sua famiglia nel 1924, dove suo padre trovò lavoro come polizioto (era un contadino) e dove lui frequentò ‘Istituto Tecnico che tuttavia, a causa i difficoltà economiche, fu costretto a lasciare; riuscì comunque a trovare un lavoro stabile nell’editoria.

La famiglia di Saramago è sempre stata molto ristretta, il suo unico fratello morì all’età di 2 anni ed ebbe una sola figlia, Voilante, nata nel 1947 dal matrimonio con Ida Reis, con cui si era sposato all’età di 22 anni.

E’ proprio di quell’anno il primo romanzo di Saramago, Terra del peccato: non riceve un grande successo nel Portogallo oscurantista di Salazar, il dittatore che Saramago non ha mai smesso di combattere, ricambiato con la censura sistematica dei suoi scritti giornalistici.  Riscuote successo negli anni ’60 come critico per la rivista Seara Nova e negli anni ’70 come curatore del giornale Diario de Lisboa. In questi anni pubblicò raccolte di poesie, cronache, testi teatrali, romanzi e racconti.

Nel 1980 pubblica il romanzo Levantado do Chão (Alzati da terra) tradotto in italiano come Una terra chiamata Alentajo; è una “saga dei vinti” ambientata nel Portogallo rurale, segnato dall’economia latifondista. È la storia di una famiglia di braccianti dell’Alentejo dal 1910 al 1979. Un quadro di povertà, ignoranza, sottomissione, descritto con pungente amarezza, che parte dall’occupazione delle terre all’inizio del secolo per giungere alle speranze, passeggere, della Rivoluzione dei Garofani. Una ricostruzione d’ambiente di grande efficacia, in cui Saramago esprime il suo desiderio di indagare il rapporto tra l’uomo e le diverse manifestazioni del potere.

Qui sotto uno stralcio del libro

[…] Il mondo con tutto il suo peso, questa palla senza inizio né fine, coperta di mari e di terre, tutta segnata da fiumi, torrenti e rigagnoli, dove scorre l’acqua chiara che va e viene ed è sempre la stessa, sospesa nelle nuvole o nascosta nelle sorgenti sotto grandi strati sotterranei, il mondo che sembra una bruttura vagante nel cielo, o una trottola silenziosa, come un giorno lo vedranno gli astronauti, e come noi possiamo già anticipare, il mondo visto da Monte Lavre, è una cosa delicata, un orologio che può sopportare solo quel po’ di corda e non un giro di più, e si mette a tremare, a palpitare, se un pollice si avvicina al bilanciere, se sfiora, anche solo lievemente, la molla a spirale, anelante come un cuore. Un orologio è solido nella sua cassa brunita…
Ma se gli tolgono l’involucro, se il vento, il sole e l’umidità cominciano ad agire e a colpire l’orologio all’interno, fra i rubini e gli ingranaggi, chiunque di voi ci può scommettere, sicuro di vincere, che sono finiti i giorni gloriosi. Visto da Monte Lavre, il mondo è un orologio aperto, con le budella al sole, in attesa che arrivi la sua ora.

Due anni dopo pubblica Memoriale del convento, che lo contrasegnò definitivamente come autore di calibro internazionaleJosè Saramago nobel letteraturaassieme ad altri capolavori editi nel giro di pochi anni, come L’anno della morte di Riccardo Reis e La zattera di pietra. In seguito alla censura apportata dal governo portoghese nel 1991 al suo libro “Il vangelo secondo Gesù Cristo” decise, assieme alla sua seconda moglie, Pilar de Rio, una giornalista spagnola sposata nel 1988, di trasferirsi alle isole Canarie dove visse fino alla morte.

Ebbe però il tempo di pubblicare altri capolavori, come il Saggio sulla cecità (da cui è stato tratto un film), edito in italiano come Cecità, il Saggio sulla lucidità che gli meriteranno, nel 1998, il premio nobel per la letteratura, poiché <<with parables sustained by imagination, compassion and irony continually enables us once again to apprehend an elusory reality-con parabole sostenute dall’immaginazione, dalla compassione e dall’ironia continuamente ci fa afferrare una realtà elusorie>>

Saramago era bravo a tracciare i profili di eventi importanti, siano essi storici o immaginati, incredibili; e poi mostrare la componente umana dietro gli avvenimenti, dentro ognuno dei suoi personaggi. Questa metodologia di lavoro è portato all’estremo nei due saggi. In Cecictà, sebbene tutto quel che si sa di alcuni personaggi, a livello anagrafico è che

<<C’era un vecchio con una benda nera su un occhio, un ragazzino che sembrava strabico, una giovane dagli occhiali scuri>>

noi arriviamo a vedere la parte più interna delle loro anime e gli eventi improbabili che scatenano il caos in una non meglio identificata città evidenziano, dall’altra parte, il coraggio, l’amore, la carità dei protagonisti, una carità che Saramago ha sempre voluto scindere dalla religiosità, nei confronti del quale, invece, prova e manifesta astio (sentimento reciproco).

Quest’ultimo tema, assieme a molti altri della sua opera, è presente nella lezione tenuta in occasione del nobel. Infatti, riferendosi agli scontri tra protestanti e cattolici nella Germania post-luterana, disse

And what he saw was, once again, the hideous mask of intolerance, an intolerance that in Münster became an insane paroxysm, an intolerance that insulted the very cause that both parties claimed to defend. Because it was not a question of war in the name of two inimical gods, but of war in the name of a same god. Blinded by their own beliefs, the Anabaptists and the Catholics of Münster were incapable of understanding the most evident of all proofs: on Judgement Day, when both parties come forward to receive the reward or the punishment they deserve for their actions on earth, God – if His decisions are ruled by anything like human logic – will have to accept them all in Paradise, for the simple reason that they all believe in it. The terrible slaughter in Münster taught the apprentice that religions, despite all they promised, have never been used to bring men together and that the most absurd of all wars is a holy war, considering that God cannot, even if he wanted to, declare war on himself…

Ora concluderò, se non gli dispiacerà, con le sue parole.

Perdonatemi se vi è sembrato poco, per me è tutto.

Fonti: http://nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1998/saramago.html

Discorso/Lezione per il nobel

Inglese http://nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1998/lecture-e.html

Italiano (Google translate) http://translate.google.it/translate?js=y&prev=_t&hl=it&ie=UTF-8&layout=1&eotf=1&u=http://nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1998/lecture-e.html&sl=en&tl=it

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Discussione

2 pensieri su “Di José Saramago scripta manent (2)

  1. Saputo della morte del premio Nobel ho voluto intraprendere la lettura di “Memoriale del convento” , libro complesso con una scrittura impegnativa con lunghi paragrafi priva di punteggiatura, ma da contenuto avvincente nella ricostruzione storica vista attraverso gli occhi (introspettivi) di due semplici e unici protagonisti ( Baldasar e Blimunda). A voi la lettura . P.S. E’ possibile, a chi come me non mastica bene l’inglese, avere la traduzione della lettura tenuta in occasione del Nobel. Grazie … con le sue parole….

    Pubblicato da Gaviola | 22 ottobre 2010, 19:36

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