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Notizie, Politica

Il tanto discusso Disegno di Legge sulle intercettazioni


Cosa prevedrebbe il DdL sulle intercettazioni?

Dall’articolo 1, comma 5, 7 e 8

    • In primo luogo introduce il divieto di rendere noti, anche parzialmente e sia per sunto che per contenuto, documenti e atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o flussi di comunicazioni telematiche o dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare.
    • Vietato, poi, pubblicare, anche parzialmente e sia per sunto che per contenuto, pure, le richieste e le ordinanze emesse in materia di misure cautelari, almeno fino a quando l’indagato (o il suo avvocato difensore) non ne siano venuti a conoscenza. Dopo di che ne sarà pubblicato il contenuto.

  • Stabilito, inoltre, il divieto di pubblicare documenti, atti o, semplicemente, contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata ordinata la distruzione o che riguardino i fatti, circostanze e persone estranee alle indagini e di cui sia stata disposta l’espunzione.

Cioè, in parole più semplici, cosa cambierebbe?

  • Si potrà intercettare in presenza di “gravi indizi di reato” (come prevede la legge attuale) ma lo si potrà fare solo su utenze intestate all’indagato o a terzi che però dovrebbero essere a conoscenza dei reati su cui si indaga. Inoltre le intercettazioni dovranno essere “assolutamente indispensabili” per la prosecuzione delle indagini.
  • Per i reati di mafia e terrorismo basteranno, invece, i “sufficienti indizi di reato”. La richiesta dovrà essere autorizzata dal Tribunale in composizione collegiale.
  • Ci sarà il divieto per il magistrato di rilasciare “pubblicamente dichiarazioni” sul procedimento che lo stesso magistrato sta seguendo.
  • Chi pubblica atti del procedimento di cui sia vietata la pubblicazione rischia l’arresto fino a due mesi o l’ammenda dai 2 a 10 mila euro. In caso di intercettazioni la condanna aumenta: carcere fino a due mesi e l’ammenda da 4 a 20 mila euro. In caso di atti secretati la condanna arriva a 6 anni.
  • Oltre all’arresto fino due mesi, i cronisti rischiano il carcere fino a 4 anni se registrano conversazioni senza avvertire l’interessato [ma se è avvertito, che intercettazione è?] e fino a 6 anni se si rendono “complici”.
  • L’elenco dei reati intercettabili è sempre lo stesso: quelli con pene oltre 5 anni; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione di materiale pornografico. Stranamente sono esclusi i reati di corruzione, concussione, falso in bilancio e altre normali consuetudini in casa di certi onorevoli nostri rappresentanti.

Viene troppo da chiedersi – se ancora mi è concesso – il perché di tanto interessamento da parte del governo affinché questo disegno di legge venga approvato: sembra quasi che prema davvero molto agli onorevoli parlamentari. Come se avessero (il DdL sul divieto di pubblicazione parla chiaro), come dire, qualcosa da nascondere.

Io, dal canto mio, non ho nulla da nascondere e non temo di essere intercettato. Dunque, seguendo questo ragionamento (tendenzioso, lo ammetto), altri, così timorosi che la collettività sappia i fatti loro, mi inducono a credere che non abbiano la coscienza tanto pulita. Se no, non avrebbero nulla da temere, non vi pare. “La prima gallina che canta ha fatto l’uovo” dice un motto popolare. Il primo politico che si oppone – aggiungo io – ha fatto qualcosa di losco.

Qui non è più questione di diritto alla privacy o diritto all’informazione. E’ questione di buona o cattiva coscienza. A voi la scelta su cosa pensare a riguardo. Cittadino avvertito… beh, lei ci intende.

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