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Poesia

Canzone sulla fine di un’estate passata troppo presto


Ci son delle scadenze che proprio tutti gli anni
(che siano veri inganni?) fra arrivi e fra partenze
concorrono a segnare lo scorrer della vita
che sembra indefinita se spesa nel sognare.
La fine della scuola, che sempre in ogni giugno
incide di suo pugno la fine della sola
scolastica certezza, dà inizio a certi mesi
che soglion esser spesi con gioia ed allegrezza
essendo incominciata per tutti gli studenti,
promossi o ripetenti, l’estate sì aspettata.

In questi mesi gai il tempo cambia metro
e liscio come il vetro lui scorre in un via vai
di cui non si ha coscienza, di cui non ci s’aspetta
la fine arrivi in fretta: arriva già in partenza
l’estate sospirata. Poi, noi non ci accorgiamo
– forse non lo vogliamo – che lei è già terminata:
fra i banchi noi si deve tornare a testa china.
Sui campi già la brina seguita è dalla neve
e il tempo delle foglie pian piano mette piede
ma anch’esso poi recede: l’inverno è sulle soglie.

L’estate d’altra parte è il tempo della luce
in cui noi si ricuce – non chiusi fra le carte –
l’affetto per gli amici, vedendoli più spesso.
Sia stando con me stesso, o insieme, si è felici
poiché il tempo abbiamo, essendo ora in vacanza,
di viver la speranza di far quel che vogliamo.
Passando i giorni al lago o in gite di montagna,
mai più non ci si lagna di viver tempo vago
avendo in man tre mesi da usar come ci piace,
saltando o stando in pace, purché ben siano spesi.

Il sole lentamente, dopo essersi svegliato
nel buio coricato, rinasce dall’oriente
più splendido che mai e un giorno dopo l’altro,
trovandosi più scaltro, riprende il suo via vai
girando per il cielo che sempre più blu terso
appar se guardo verso l’alto con grande zelo.
L’estate calda e afosa può essere opprimente;
se pesa sulla mente può essere noiosa;
vissuta nel sudare la fine se ne spera,
aspettando la sera in cui si può sognare.

Sognar si può in estate, di più che in primavera,
essendoci la sera, nelle tante serate,
il tempo di pensare a ciò che ci è accaduto,
a ciò che abbiam vissuto che non vogliam lasciare,
smarrir, dimenticare e che noi finalmente
– d’altro vuota la mente – vogliam rielaborare.

D’estate certamente abbiamo l’occasione
di una meditazione su quel che in precedente
noi si è fin qui vissuto, su quel che noi si è fatto,
sul nostro fare matto, su quel che si è perduto…

Lorenzo Eugenio Guarneri

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Discussione

Un pensiero su “Canzone sulla fine di un’estate passata troppo presto

  1. A volte ci pare che una cosa sia giunta a conclusione, senza aver avuto la possibilità di renderci bene ben conto che era arrivata. Ma ormai è troppo tardi.

    Pubblicato da Eugenio | 6 settembre 2010, 11:13

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