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Arte, Teatro e musica

Ad ogni paese le sue corde – prima parte


Acoustic franciacorta musica

Alcuni dei quadri e delle fotografie in mostra, erano presenti anche riviste, cd e dischi in vinile.

L’11 settembre si è tenuto a Provaglio d’Iseo, nel nostro municipio, una esposizione di liuteria, a cui sono capitato quasi per caso ma che mi ha subito catturato. La mostra, una tappa dell’Acoustic Franciacorta, evento che attraversa e diffonde nella Franciacorta la musica, nella sua multiformità, ed organizzato dalla Libera Accademia in Franciacorta che ha sede proprio qui a Provaglio.

Le chitarre di uno dei dieci (circa) liutai.

La sede del comune si è riempita di chitarre di vario genere, costruite artigianalmente; e già la consapevolezza di avere di fronte a sé, su un tavolo, il lavoro paziente e dedizioso durato settimane e mesi incute rispetto per quegli strumenti che oltre a produrla sono anch’esse opere d’arte, ma sono stati gli strumenti a corda, esposti al piano terra, ad attirare maggiormente la mia e attenzione e la mia curiosità.

KOTO

Il Koto (uno strumento della famiglia della cetra) è uno strumento dalla forma parallelepipedica, lungo circa 2 metri, largo 25 centimetri e leggermente convesso. Fu introdotto in Giappone nell’VIII secolo, durante il periodo Nara. Infatti nel 710 l’imperatrice Gemmei spostò la capitale nella città di Nara (all’epoca Heijo) e la modellò sull’esempio della capitale cinese Chang’an, odierna Xi’an; ma non si trattava solo di architettura. In quel periodo l’aristocrazia giapponese prese ad imitare gli usi e costumi di quella cinese. Molti nobili divennero buddhisti e la scrittura cinese venne importata, i Kanji giapponesi sono ideati sulla base degli Hanzi cinesi. E’ in questo momento, di forte commistione culturale, che nasce il Koto, discendente del Guzheng cinese.

A volte ci si riferisce al Koto come ad un arpa orizzontale, la sua cassa è ricavata in legno di Paulownia, tagliata longitudinalmente al tronco. Negli strumenti più economici il pezzo superiore ed inferiore sono incollati, mentre in quelli più elaborati i bordi sono intagliati in modo da incastrarsi e la parte superiore è intagliata a spina di pesce per migliorare la qualità del suono. Le corde erano originalmente di seta ed anche oggi vengono usati occasionalmente nei concerti, ma solo per brani classici, essendo estremamente costose e fragili (possono non durare più di una esecuzione). Oggi le corde sono in nylon o tetron ed emettono un suono più brillante, che il pubblico moderno preferisce.

Lo strumento viene accordato spostando i ponticelli sotto ognuna delle 13 corde, a seconda dell’intonazione del pezzo da eseguire e degli strumenti, o della voce, che accompagna il Koto. Anch’esse si sono evolute dal legno originale all’avorio (per gli strumenti più costosi) e, da quando il commercio di quest’ultima è vietata, ad una plastica pesante che cerca di riprodurre la consistenza dell’avorio.

Il Koto si suona stando seduti o inginocchiati con tre dita della mano destra (pollice, indice, medio) a cui sono attaccati dei peltri mentre la sinistra manipola le corde per abbellire i suoni o ottenere particolari effetti, sebbene più recentemente si sia cominciato a pizzicare le corde con entrambe le mani per adeguarsi alla musica polifonica occidentale.

Non cercherò di descrivervi la musicalità di questo strumento, ascoltate direttamente alcune esecuzioni di Koto

Koto Giappone strumento musicale

SASANDO

Sull’isola di Timor e nelle aree circostanti, dove altri alberi trovano difficoltà a svilupparsi, crescono un gran numero di palme del genere Borassus. Non ci deve sorprendere quindi che la vita degli abitanti di quest’isola dipenda da queste palme, come dall’oceano. Praticamente tutte le parti di questa pianta è usato in un qualche modo per sostenere la loro micro economia ed aiutarsi nella vita quotidiana. I suoi frutti vengono mangiati, la sua linfa è utilizzata per ottenere zucchero di canna, bibite fresche e bevande alcoliche; le sue radici sono usate per preparare  farmaci, il suo tronco ed i rami sono usati come materiali da costruzione e le sue foglie, trasformate dalla abili mani degli isolani diventano secchi per l’acqua, palette, cappelli, sandali, tetti per le case, oppure casse di risonanza per uno degli strumenti più particolari del mondo: il Sasando.

Il Sasando è costituito da un corpo cavo in bambù, chiuso in alto ed in baso da pezzi di legno, detti rispettivamente “testa” e “piede”. La vecchia versione di questo strumento, ideata secondo il racconto popolare da Ana Sanggu nel quindicesimo secolo (una storia che peraltro parla di principesse e delle loro richieste, di innamorati, di re rabbiosi, di morti ingiuste e di vendette), aveva 9 corde, tese attorno al copro tra un estremità e l’altra e fissate a entrambe le estremità con i chiodi. I chiodi della testa possono essere ruotate per accordare il Sasando, aumentando o allentando la loro tensione. Questa sorgente sonora viene poi inserita all’interno di una calotta semisferica, con lo scopo di amplificare ulteriormente il suono,  ricavata dalle foglie delle palme. Lo strumento finale è largo dai 30 ai 50 centimetri. Gli isolani suonavano basandosi su una scala pentatonica (mi sol la do re). Nel XIX secolo il Sasando fu modificato per rassomigliare musicalmente al violino: le note vennero portate a 7 e le corde a 39. Lo si suona usando entrambe le mani: una esegua l’armonia mentre l’altro gli accordi, come sul pianoforte. Solitamente viene suonato a coppie oppure accompagnato da un tamburo e da una voce.

Come sempre, youtube ci aiuta, una veloce ricerca porta a questo.

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Vedere quegli strumenti, senza sapere da quale spazio e da quale tempo vengono, destano curiosità ed ammirazione, ma sono sensazioni incomparabili con il piacere di sapere che qui, a Provaglio, il nostro piccolo municipio è stato per due giorni ricettacolo di rappresentanti di mondi tanto lontani da noi nello spazio, eredi e perpetuatori di culture secolari.

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