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Arte, Filosofia, Storia

Una nuova prospettiva


Nel 1401, a Firenze, fu indetto dall’Arte della Lana (una delle più ricche e potenti allora) un concorso, una gara pubblica d’appalto per assegnare la committenza per la realizzazione della seconda porta bronzea del Battistero di San Giovanni. Le cronache ci dicono che a vincerlo fu l’artista Ghiberti e il suo lavoro è ancora visibile nel centro della città: tra le incrostazioni del tempo e la fretta dei passanti regala ancora oggi a un osservatore più attento la gioia della scoperta. Meno noto è il fatto che anche il giovane Filippo Brunelleschi (allora poco più che ventenne) partecipò a questo concorso, uscendone sconfitto, ma allo stesso tempo più motivato a proseguire nella ricerca e nella sperimentazione di nuove idee.

La cupola di Santa Maria del Fiore (1436) è ancora lì, a testimonianza di come l’uomo, nonostante tutte le difficoltà e le avversità, possa con la propria forza di volontà, la propria esperienza, connessa ad approfonditi studi, e una forte determinazione (prettamente umanistica), vincere tutte le sfide che gli si pongono di fronte, compresa quella del cielo. Quello stesso cielo di Firenze che da quasi sei secoli è dominato dalla cupola del Duomo, dalla cupola del Brunelleschi, opera dell’uomo, non di Dio.

Una nuova presa di coscienza da parte dell’artista, unita alla collaborazione stretta tra tecnica e teoria, fra le necessità materiali, quelle fisiche (veicolate dai calcoli del matematico Luca Pacioli (1445-1517, De divina proportione, 1509), di amministrazione (dalla precisa determinazione degli orari di lavoro, alla paga degli operai) e le necessità artistiche, resero possibile l’edificazione di quella Cattedrale, più omaggio all’ingegno dell’uomo che tempio di Dio, e che ancora oggi cattura lo sguardo del mondo. Ma la posa del “lanternino” sulla cuspide della cupola nel 1436 non fu solo il coronamento di un’impresa che si protraeva da decenni: fu il frutto di un lungo percorso di evoluzione della “forma mentis” umana, che aveva condotto l’uomo del Rinascimento a considerare il mondo intorno a lui sotto un altro punto di vista, sotto un’altra prospettiva.

Seme di quest’apertura mentale fu l’attuarsi del fenomeno cosiddetto “Umanesimo” che affonda sì le sue radici nella geniale intuizione intimista attuata da Petrarca, ma che riesce a vedere pienamente la luce fra i manoscritti polverosi del monastero di San Gallo, con la scoperta ad opera di Poggio Bracciolini, fra il 1416 e il 1417 (nella fase conclusiva del Concilio di Costanza, poco lontana) di opere come la “Institutio oratoria” di Quintiliano e il “De rerum natura” di Lucrezio, scritti considerati perduti per sempre.

In quegli oscuri scaffali non era rimasta seppellita solo un parte del patrimonio letterario tramandato dalla classicità, era andata a svanire la possibilità da parte dell’uomo di pensarla diversamente dal sentito comune, dalle direttive dettate dalle “auctoritates” e di poter volare ancora alto nel nuovo cielo dell’età moderna, illuminato da una nuova luce divina. L’uomo può quindi riscoprire, mediante le proprie conquiste, le proprie imprese, quella parte di infinito, di perfetto, di divino che è contenuta in ciascuno individuo.

La “Trinità” di Masaccio ci mostra come insieme al moto discendente di Dio padre che tende le braccia all’uomo, anche esso possa elevarsi, tramite il dominio responsabile della natura (la nuova scienza) e il controllo mentale dello spazio, non più subito ma vissuto. E nel trattato “De pictura” (1435) la prospettiva, la nuova arte della rappresentazione fedele della realtà ideale, Leon Battista Alberti ci insegna come il mondo, alla luce delle nuove regole ordinatrici, non faccia più paura come un tempo, ma anzi come possa diventare appieno lo spazio di realizzazione dell’immenso potenziale umano.

In questo consiste la rivoluzione del Rinascimento: nell’aver dato all’uomo un nuovo modo di vedere la vita e il mondo che lo circonda, nell’avergli dato un nuovo punto di vista, una nuova prospettiva.

Informazioni su Eugenio

Parole e idee possono cambiare il mondo

Discussione

Un pensiero su “Una nuova prospettiva

  1. Sono contenta che ogni tanto si parli della mia città attraverso opere d’arte di grande ingegno e ispirazione Grazie e Buon lavoro

    Pubblicato da Gaviola | 22 settembre 2010, 17:37

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