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Cabibbo e altri signori del nobel mancato – dal Sole24ore


Nicola Cabibbo at the CKM Workshop 2006, Nagoy...

Image via Wikipedia

Trovo sempre più insulsi i commenti di colore che, si tratti del premio nobel o della medaglia Fields dei matematici (assegnata nei giorni scorsi | ndr 19 agosto 2010), lamentano che nessun italiano figuri nell’elenco. Nella maggior parte dei casi, non è il caso di fare la lagna. Tutti i paesi del mondo industrializzato sono pieni di scienziati che meriterebbero maggiori riconoscimenti. Ci sono però alcuni casi nostrani per cui è giusto e utile fermarsi un momento a riflettere.

Uno è Nicola Cabibbo, morto lunedì scorso (ndr ad agosto). Tutti hanno ricordato quanto ingiusta sia stata la mancata assegnazione del nobel nel 2008, andato a tre fisici il cui lavoro dipendeva strettamente dai suoi risultati fondamentali su quark e rotture di simmetria. Ma vanno anche ricordati i casi assai simili di Tullio Pozzan che, sempre nel 2008, ha mancato il premio nobel per la chimica, e di Giuseppe Macino, due anni primi, per la medicina. Si tratta di tre palesi ingiustizie, rispetto alle quali vale la pena di ribadire ciò che aveva scritto su queste pagine due anni fa Iacopo Meldolesi. Le condizioni di chi fa ricerca in Italia sono pessime: finanziamenti pubblici ridotti al lumicino, erogazioni senza seguire quasi mai chiari criteri di merito e di eccellenza, esiguità dei finanziamenti privati, stipendi da fame per i giovani ricercatori, scarsità di attrezzature nei laboratori, invasività della politica e della religione in settori chiave et cetera.

La scienza in Italia è maltrattata, per non dire umiliata. Ma ciò che forse non viene sottolineato abbastanza è che la cosa si è saputa in giro. la retorica del genio italico potrà ancora attecchire da noi, ma appena si varcano i confini non convince proprio nessuno. Un buon ricercatore – e ce ne sono davvero tanti – sconta il fatto di essere italiano. Se, per esempio, sottopone un suo articolo o una sua ricerca a una rivista come “Nature” deve sapere che i controlli sulla qualità del suo lavoro saranno assai più severi per quelli dei colleghi di altri paesi. Insomma, degli italiani, ci si fida poco, perché si sa che da noi non si seguono gli standard internazionali di valutazione della ricerca. Di più. A Stoccolma sanno anche bene che è poco saggio assegnare un nobel in un paese che, per motivi istituzionali, non ne saprà fare tesoro. E probabilmente lo sanno anche i nostri migliori scienziati. Il che spiega anche perché Cabibbo, Pozzan e Macino -sicuri del proprio valore e della propria reputazione, ma assai meno di quella del loro paese- hanno commentato la notizia del nobel dato ad altri per le ricerche impostate da loro con tanta signorilità.

L’articolo, comparso sull’inserto domenicale del 22 agosto de Ilsole24ore è di Armando Massarenti e va a toccare la piaga sempre aperta della ricerca in Italia, per cui non solo non è stato trovato soluzione, ma non si sa neppure quando si prospetta di iniziare a cercarla.

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