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Arte, Poesia e Letteratura, Storia

La nuova visione della realtà nella cultura romantica europea


Viandante sul mare di nebbia di Friedrich Caspar David romanticismo

"Viandante sul mare di nebbia" di Friedrich Caspar David

“Il sonno della ragione produce mostri”, scriveva Francisco Goya, il grande pittore spagnolo vissuto tra Sette e Ottocento, che nelle sue incisioni aveva tradotto in orride e allucinate figure gli incubi che tormentavano la sua anima. La frase può essere presa come epigrafe di tutto un versante dell’esperienza romantica europea. Se l’Illuminismo era stato l’età della chiara ragione, l’età dei “lumi” che dovevano rischiarare ogni aspetto della vita umana, il Romanticismo è caratterizzato dalla prepotente affermazione di tendenze irrazionalistiche e teso a scrutare il lato “in ombra” della realtà. In altre parole, l’Illuminismo aveva fiducia nella possibilità di dominare razionalmente il reale, di chiudere ogni manifestazione della vita entro gli schemi ferrei e precisi della ragione; l’anima romantica invece ritiene che la realtà più autentica sfugga alla ragione e sia attingibile solo mediante strumenti irrazionali: lo slancio ebbro del sentimento privo di freni, il sogno, l’allucinazione, il delirio o l’esperienza suprema, terribile ma anche morbosamente affasciante, della morte. Questo perché per il romantico la realtà vera non è quella sensibile, ma il mistero che si cela al di là delle cose, oppure nelle profondità oscure dell’anima.

Friedrich Caspar David Homem e mulher olhando a lua

"Homem e mulher olhando a lua" di Friedrich Caspar David

Al di là comunque di queste punte estreme, il misticismo romantico più spesso non trova alcun approdo preciso e si risolve in una continua inquietudine, in un senso perpetuo di inappagamento, in una isofferenza dei limiti di spazio e tempo che spinge l’anima a protendersi sempre più in là del luogo e dei momenti presenti. Da questa condizione spirituale prende l’avvio una tendenza fondametale del Romanticismo, l’esotismo, che consiste nel vagheggiare luoghi lontani e ignoti, proiettandovi un sogno di felicità piena e intatta; oppure nel guardare con struggente nostalgia le epoche del passato, sentendole belle e affascinati per il solo fatto di essere lontane. In questo terreno affonda le sue radici anche uno dei miti prediletti del Romanticismo, quello dell’infanzia vista come paradiso perduto di innocenza e di gioia, ignara delle disillusioni e delle brutture della vita vera, in cui è ancora possibile un contatto fresco e immediato con le cose.

Nella sua fuga nello spazio e nel tempo, nel sovrannaturale o negli abissi dell’anima, il romantico, con la sua ansia inappagata di infinito, si trova sempre ad urtare contro i limiti imposti dalla società umana. Nasce da questo scontro un duplice ideale eroico: l’eroe romantico può essere il ribelle, che si scaglia con rabbia contro ogni legge e convenzione e rifiuta i valori della società che schiaccia e opprime la sua libera individualità (atteggiamento che viene definito titanismo, dai mitici Titani che osarono ribellarsi a Zeus e dare la scalata all’Olimpo); oppure può essere la vittima, lo sconfitto, che isterilisce la propria vita in vani sogni senza mai riuscire a tradurli in azioni, e che esprime il suo rifiuto con la solitudine, il sogno, la malinconia, il suicidio (vittimismo). Nella letteratura romantica questi ideali eroici si incarnano soprattutto in tre figure mitiche: il fuorilegge, che spinto dalla sua sete d’infinita libertà e grandezza calpesta le leggi umane e si erge a sfidare Dio stesso, e per questo è gravato da un grande fardello di colpa, da un’oscura e terribile maledizione; il poeta, la cui genialità non può essere compresa dalla meschina umanità comune, e che perciò è perseguitato, disprezzato, deriso; l’esule, l’uomo senza radici, che il destino avverso, la malvagità degli uomini o l’inquietudine intima spingono a vagare senza posa, lontano dalla patria.

Accanto a queste figure mitiche, in cui prendono corpo gli atteggiamenti negativi e disperati del Romanticismo, vanno però collocate altre figure in cui si incarnano quelle diverse e contrastanti tendenze che fanno del Romanticismo un movimento spirituale teso a un autentico impegno costruttivo: e sono le figure del soldato che si copre di gloria per riscattare dalla servitù la propria patria, quella del martire della libertà, quella dell’uomo generoso che impiega tutta la sua vita per il trionfo dell’ideale. L’età romantica, ricca di contrasti, si caratterizza da un lato per la sua inquietudine ansiosa, che conduce l’uomo a una perenne evasione dalla realtà, ma dall’altro lato anche per il suo impegno a elaborare nuovi valori, quei valori che rimarranno poi fondamentali nella nostra civiltà moderna.

In primo luogo nasce con il Romanticismo il senso della storia, lo storicismo. Gli illuministi vedevano la storia esclusivamente come preparazione alla presente età dei “lumi”, della ragione interamente spiegata, perciò condannavano come pregiudizi, superstizioni ed errori tutti quegli aspetti del passato che non rietrassero in questa linea. Per i romantici invece la storia è progresso all’infinito: ogni momento di essa è necessario, ha un suo significato e un suo valore. Perciò lo storico romantico si preoccupa non di giudicare la storia passata in base a schemi astratti e predeterminati, ma di comprenderne con fedeltà le singole tappe e di individuare la linea generale del suo svolgimento. Nasce di qui il positivo interesse con cui sono indagate anche le epoche primitive e barbariche (coerentemente al gusto dello spontaneo e dell’immediato che è tipico dell’irrazionalismo romantico), e soprattutto la rivalutazione del Medio Evo, che viene visto non più come epoca di decadenza e di tenebrose superstizioni, ma come momento essenziale dello sviluppo storico, in cui si è formata la civiltà moderna, sul fondamento del cristianesimo.

In secondo luogo, sul piano politico l’Illuminismo aveva eloborato una concezione cosmopolitica, per cui l’uomo era visto come cittadino del mondo, accomunato a tutti gli altri uomini dal possesso della ragione. A questo nesso meccanico e astratto fra individuo e umanità il Romanticismo propone un nesso più concreto nel concetto di nazione. L’individuo non è cittadino del mondo, ma cittadino di una nazione, da cui è formato attraverso la lingua, le tradizioni, la cultura, la religione (come si esprime Manzoni, la nazione è “una d’arme, di lingua, d’altare, / di memorie, di sangue e di cor”). La nazione è un’entità spirituale che si crea mediante un processo storico: questo induce i romantici, specie in Francia e in Germania, a un culto della tradizione, a un vagheggiamento del passato che si traduce in posizioni politiche legittimiste e reazionarie, favorevoli alla Restaurazione e all’alleanza di trono e altare. In quei paesi invece in cui la nazione non ha potuto avere un pieno sviluppo a causa del dominio straniero si verifica un’identificazione del Romanticismo e Liberalismo, tra ideali romantici e concrete lotte di liberazione dei popoli oppressi: si pensi al poeta inglese Byron che muore a Missolungi, combattendo per la libertà della Grecia dal dominio turco; e si tenga presente il caso dell’Italia, in cui Romanicismo e Risorgimento praticamente coincidono.

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