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Poesia, Società

Ode “La caduta” – Giuseppe Parini 1784


Quando Orion dal cielo
declinando imperversa
e pioggia e nevi e gelo
sopra la terra ottenebrata versa,
me spinto ne la iniqua
stagione, infermo il piede,
tra il fango e tra l’obliqua
furia de’ carri la città gir vede;
e per avverso sasso
mal fra gli altri sorgente
o per lubrìco passo
lungo il cammino stramazzar sovente.
Ride il fanciullo; e gli occhi
tosto gonfia commosso
che il cubito o i ginocchi
me scorge o il mento dal cader percosso.
Altri accorre; e: – Oh infelice
e di men crudo fato
degno vate! – mi dice;
e, seguendo il parlar, cinge il mio lato
con la pietosa mano;
e di terra mi toglie;
e il cappel lordo e il vano
baston dispersi ne la via raccoglie:
– Te ricca di comune
censo la patria loda;
te sublime, te immune
cigno da tempo che il tuo nome roda
chiama gridando intorno;
e te molesta incìta
di poner fine al Giorno
per cui cercato a lo stranier ti addita.
Ed ecco il debil fianco
per anni e per natura
vai nel suolo pur anco
fra il danno strascinando e la paura:
né il sì lodato verso
vile cocchio ti appresta
che te salvi a traverso
de’ trivi dal furor de la tempesta.
Sdegnosa anima! prendi
prendi novo consiglio,
se il già canuto intendi
capo sottrarre a più fatal periglio.
Congiunti tu non hai,
non amiche, non ville
che te far possan mai
nell’urna del favor preporre a mille.
Dunque per l’erte scale
arrampica qual puoi;
e fa’ gli atri e le sale
ogni giorno ulular de’ pianti tuoi.
O non cessar di porte
fra lo stuol de’ clienti,
abbracciando le porte
de gl’imi che comandano a i potenti;
e lor mercé penètra
ne’ recessi de’ grandi;
e sopra la lor tetra
noia le facezie e le novelle spandi.
O, se tu sai, più astuto
i cupi sentier trova
colà dove nel muto
aere il destin de’ popoli si cova;
e fingendo nova esca
al pubblico guadagno
l’onda sommovi e pesca
insidioso nel turbato stagno.
Ma chi giammai potrìa
guarir tua mente illusa
o trar per altra via
te ostinato amator de la tua Musa?
Lasciala: O, pari a vile
mima, il pudore insulti,
dilettando scurrile
i bassi geni dietro al fasto occulti -.
Mia bile, al fin costretta
già troppo, dal profondo
petto rompendo, getta
impetuosa gli argini; e rispondo:
– Chi sei tu che sostenti
a me questo vetusto
pondo e l’animo tenti
prostrarmi a terra? Umano sei, non giusto.
Buon cittadino, al segno
dove natura e i primi
casi ordinar, lo ingegno
guida così che lui la patria estimi.
Quando poi d’età carco
il bisogno lo stringe,
chiede opportuno e parco
con fronte liberal che l’alma pinge.
E se i duri mortali
a lui voltano il tergo,
ei si fa, contro a i mali,
de la costanza sua scudo ed usbergo.
Né si abbassa per duolo,
né s’alza per orgoglio -.
E ciò dicendo, solo
lascio il mio appoggio; e bieco indi mi toglio.
Così, grato a i soccorsi,
ho il consiglio a dispetto;
e privo di rimorsi,
col dubitante piè torno al mio tetto.

Parafrasi

Quando la costellazione di Orione tramontando, si scatena furiosamente; e riversa sopra la terra abbuiata pioggia, neve e gelo, la città (Milano) veda me, costretto ad uscire nella stagione invernale sofferente alle gambe, andare tra il fango e la corsa furiosa ed incrociata dei carri; e vede me spesso cadere lungo la strada, sia a causa di un sasso che sporge contrario, sia per un punto sdrucciolevole, un fanciullo incomincia a ridere; ma si mette subito a piangere appena si rende conto che cadendo io ho battuto il mento, il gomito, i ginocchi. Qualcuno viene in mio aiuto e mi dice: <O poeta infelice degno di un destino meno crudele> e seguitando a parlare, mi cinge la vita con la sua pietosa mano; mi fa alzare da terra e raccoglie il mio cappello sporco e l’inutile bastone dispersi nella strada : ( il signore che ha soccorso il Parini è espressione dell’opinione pubblica di quegli anni, quando nella città di Milano si andava formando una borghesia servile ed subalterna alla classe aristocratica); < la Patria ricca di pubblico denaro ti loda; da ogni parte proclama te o poeta eccelso immortale, perché il tempo non riuscirà ad erodere la tua fama; la Patria ti sollecita con fastidiosa insistenza a completare il Giorno, l’opera con la quale ti addita agli stranieri che si informano su di te. Ed ecco che tu vai trascinando fra il danno di una caduta e la paura di un’altra, il debole corpo, per la vecchiaia e per costituzione naturale: e neppure la tua tanto lodata poesia serve a procurarti un modesto cocchio, che ti protegga dall’infuriare della tempesta e dai pericoli agli incroci.

Oh! Anima dignitosa! (l’espressione è dantesca. Sordello nel VI canto del purgatorio è detto da Dante “anima sdegnosa”) cambia sistema se intendi sottrarre il tuo corpo a pericoli più gravi. Tu non hai parenti, non hai amiche, non hai palazzi che possano farti favori nell’elargizione dei favori, nei confronti di tanti altri. Dunque arrampicati come puoi per le alte scale degli alti palazzi e fai in modo che gli atri e le sale risuonino dei tuoi lamenti: oppure non tardare ad inserirti nel novero dei parassiti., presentandoti in modo supplichevole dietro la porta di coloro che pur non essendo grandi condizionano i potenti; e col loro aiuto penetra nella stanza recondite (nascoste dai potenti, e sopra di loro cupi e tristi, diffondi i tuoi motti ed i tuoi pettegolezzi). Oppure, se tu sai, con maggior astuzia ritrova le stanze più nascoste dove, in gran segretezza, si decide il destino dei popoli; e facendo finta di aver trovato un nuovo espediente per incrementare le entrate pubbliche, agita le acque e pesca a tuo vantaggio, nel disordine che tu stesso hai provocato.

Ma chi potrebbe mai guarire la tua mente illusa o convincerla a percorrere un’altra strada , tè che sei devoto alla tua ispirazione?. Abbandonala; oppure, simile ad un’attricetta offendi il pudore divertendo con versi sconci i più volgari istinti che spesso si nascondono dietro sontuose apparenze>. ( Quando il signore finisce di parlare, Parini, lo assale, rimproverandolo. A lui che intendeva insegnarli al Parini come si dovesse fare poesia, il Parini oppone la virtù del buon cittadino). La mia indignazione contenuta fin troppo prorompendo dal più profondo dell’animo rompe impetuosamente gli argini. < Chi sei tu che sorreggi a me questo vecchio corpo e tenti di umiliare il mio animo?. Sei umano ma non sei giusto. Il buon cittadino indirizza le proprie inclinazioni naturali nella direzione segnata dalla propria indole naturale e dalle prime vicende della propria vita sin da guadagnarsi la stima della Patria. Quando poi vecchio, la necessità lo costringe , chiede con opportunità e misura con fronte alta che riflette la dignità dell’uomo onesto. E se gli uomini indifferenti gli voltano le spalle egli si arma, contro le sventure del suo carattere. Non si umilia per il dolore, ne si esalta per l’orgoglio>.

Dicendo queste cose lascio solo colui che mi aveva aiutato; e mi allontano da lui guardandolo biecamente. Così caro per l’aiuto prestatomi, rifiuto sdegnosamente il suo suggerimento; e privo di rimorsi , ritorno col piede incerto a casa mia.

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