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Scienza, Storia della scienza

Eureka


Marie Curie (born Maria Salomea Skłodowska), N...

Marie Curie

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Mario Paniccia

Alcune scoperte arrivano dopo anni e decenni di lavoro, a cui è stata dedicata una vita, come quella di Marie Curie, pioniere della radioattività che la portò, ignara, alla morte; ed unica donna (nonché prima persona) vincitrice di due premi nobel, per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911; oppure quella di Mario Paniccia, considerato uno dei migliori scienziati contemporanei, detentore di 67 brevetti e direttore della ricerca fotonica per Intel, dai cui laboratori è uscito recentemente il chip ibrido al laser che, operando a velocità vicine a quelle della luce, trasmette una quantità di dati al secondo enormemente maggiore dei chips attuali.

Altre scoperte sono fortuite: quanti anni ci sarebbero voluti alla penicillina per comparire nel mondo, a risolvere, in un modo tanto banale a noi oggi, quel che era un gran grattacapo, nonché causa di morte allora se ad Alexander Fleming non fosse venuto lo scrupolo di esaminare la coltura che avrebbe dovuto buttare?

maxwell fisica equazioni elettromagnetismo

James Clerk Maxwell

Dirac fisica meccanica quantistica equazioni matematico lucasiano

Paul Dirac

Poi ci sono le scoperte che irrompono, con la rapidità con cui si accende la metaforica lampadina che simboleggia l’arrivo di un’idea, mentre probabilmente si è occupati in tutt’altro. Mentre ci si rilassa nella vasca da bagno o sotto un melo si può concepire la legge del galleggiamento dei corpi o quella della gravitazione universale.

Infine, e sono queste quelle che più mi interessano, alcune scoperte s’originano e si completano nella mente dei scienziati, soddisfacendo le istanze di semplificazione, la ricerca di bellezza e il desiderio di armonizzare il sapere. Questo è il caso di Albert Einstein, autore della Relatività speciale, che ideò mentre lavorava all’ufficio brevetti di Berna e che stese in poche settimane. E’ anche il caso di James Clerck Maxwell, unificatore dell’elettromagnetismo, e sulle cui carte venivano descritte le onde elettromagnetiche, nel 1873, prima che, e proprio perché poi, Hertz le potesse “percepire” più di dieci anni dopo. Simile è la storia dell’equazione di Paul Dirac, uno dei fondatori della meccanica e dell’elettrodinamica quantistica. Dirac, poco conosciuto dal pubblico, occupò la cattedra Lucasiana di matematica a Cambridge, posizione che fu di Isaac Newton, 150 anni prima e ora  di Stephan Hawking, entrambi invece molto famosi. L’equazione riassume, in pochi segni, molta della chimica e della fisica moderna, precedente e seguente il suo lavoro. Ma la cosa più strana è che prevedeva, tra le altre cose, elettroni di carica positiva, e credere che simili particelle potessero esistere, solo perché un’equazione è troppo bella e perfetta per poter  non essere anche vera, costituiva pura pazzia. Per la felicità di Dirac e nostra Carl D. Anderson scoprì il positrone nel 1932: un’equazione aveva dato vita alla ricerca dell”antimateria.

Viene da chiedersi allora come sia possibile che la realtà risponda alle nostre esigenze scientifico-estetiche, come mai gli infiniti spazi ed i sovrumani silenzi dell’universo, la magnitudine delle stelle e l’inafferrabilità dei quarks non solo parlino una lingua comprensibile a noi ma si dispongano in schemi che sembrerebbero prettamente umani. I tre esempi sopra riportati ci mostrano tre scienziati che hanno dapprima inseguito l’eleganza dell’ipotesi matematica e hanno poi visto la realtà declinarsi come credevano dovesse fare, quando amici e colleghi li chiamavano pazzi. Sarà perché abbiamo già in nuce le idee dell’iperuranio di Platone? O perché l’universo è scritto in caratteri matematici come diceva Galileo? Sarà perché costringiamo la natura, tramite esperimenti, come ci esortava kant, a rispondere alle domande che noi le poniamo? O ancora perché esiste un ordine prestabilito nella natura, convinzione di Einstein, da cui la famosa frase “Dio non gioca a dadi” ?

Dare una risposta esula dalle mie competenze ora, la cosa più incomprensibile della natura resta  il fatto che essa sia comprensibile, ma gli scienziati sfruttano tutti i giorni questa comprensibilità e nei laboratori del CERN le particelle vengono spinte fino ai limiti della natura per capire di più sulla simmetria che sembra governare l’universo e sui punti dove invece vige un’inspiegabile asimmetria.

Discussione

2 pensieri su “Eureka

  1. “Einstein, non dire a Dio cosa deve fare!” Niels Bohr

    Pubblicato da Eugenio | 13 dicembre 2010, 23:03
  2. In fact, the actual sentence should be something like this:

    “Stop telling God what to do with his dice.”

    Enjoy the snow!
    LA

    Pubblicato da Lucio Anneo | 17 dicembre 2010, 20:46

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