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Racconti e prosa

Athampur e la memoria del tempo perduto – parte 1


Athampur, re di Persia e quinto della sua dinastia a sedere sul trono della città eterna, passeggiava un giorno sulle sponde del torrente che attraversava i giardini del suo palazzo autunnale, quando incontrò un uomo, seduto sulla riva e coi piedi immersi nell’acqua. Un mantello azzurrino copriva le sue spalle e folti capelli color del fieno la sua testa.
-Chi sei, e come sei entrato nel mio giardino?- gli chiese
-Sono colui che voi chiamate Morte, re dei re; tante volte mi avete visto, sui campi di battaglia e tante altre mi avete invocato, dal fondo del pozzo di Tabor, ed ora nemmeno mi riconoscete?
-Ho veduto così tanti uomini e tante divinità, durante i miei viaggi, che è possibile mi sia dimenticato di te. Eppure sai che sono il re di Persia, e che innumerevoli sono le lingue parlate dai miei sudditi. Ma ora dimmi: cosa ci fai qui ed ora?
A questa domanda il giovane non rispose, ma smise di agitare i piedi nell’acqua. Li ritrasse e si alzò, a questi gesti Athampur avvertì un moto di paura nel suo animo, poiché aveva trovato, dentro di sé, la risposta.
-Mi avevano detto- cominciò a dire, mentre le sue membra si facevano più pesanti e muovere la bocca stessa cominciò a costargli fatica, -mi avevano detto che se fossi divenuto il più grande non avrei mai conosciuto la morte, e se fossi divenuto saggio non avrei mai dovuto temerti.


Ancora una volta il giovane non rispose, ma mosse velocemente il piede, si avvicinò al re più rapidamente di quanto egli potesse allontanarsi e lo afferrò per un braccio.
-Voi, dunque, avete paura di me?- chiese, scrutando nella profondità della sua anima attraverso gli occhi.
-Non c’è nulla, in tutto il mio regno, che tu voglia e con cui mi possa riscattare?
-Tutto, nel vostro regno, mi appartiene già, e voi ne avete potuto godere solo per concessione degli dei. Solo una cosa è veramente vostra e vi è stato dato, quando nasceste, è il tempo. Voi avete deciso come spendere il vostro tempo e nessuno ve ne poteva privare, ma ormai l’avete esaurito: il filo che il fato vi ha concesso, ed invero era più lungo di quello di molti altri uomini, è consumato. Tuttavia, per il rispetto che di voi hanno anche le divinità, mi è stato permesso di proporvi un accordo.
Gli occhi di Athampur brillarono di nuova speranza ed il sangue, che già fuggiva dal volto, vi fece ritorno.
-Chiedetemi qualsiasi cosa, e certamente ve l’accorderò.
La morte liberò il braccio del re dalla sua presa e si voltò verso il fiume.
-Vedete come scorre l’acqua? E’ la vostra vita e, se guardate attentamene, vi potrete vedere riflessi momenti diversi della vostra esistenza. Sceglietene uno e perderete le esperienze acquisite in quel momento, ma riguadagnerete il tempo che vi avete speso. Prendete questa ampolla, tanta acqua raccoglierete, tanto tempo riavrete.

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