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Poesia e Letteratura, Società

Sulla morte e sull’importanza della cultura


Agonia, morte della culturaParlate a chiunque lavori fra le mura di un’accademia umanistica, che sia un filosofo, un classicista, uno storico o un critico letterario, e vi diranno che stiamo per entrare in una nuova età del Buio perché i governi hanno ridotto e perpetuano nella riduzione dei fondi pressoché a tutti i dipartimenti. Sento di essere stati lasciati soli e temono una nuova era di filisteismo, momento in cui le nazioni abbandoneranno infine la cultura e si rivolgeranno al guadagno materiale e all’ebbrezza data dai reality, talent e talk shows.

Se gli chiedete di chi è la colpa, alcuni accademici, e molte persone interessate al problema, non hanno bisogno di cercare a lungo una risposta; ovviamente la responsabilità è del “governo”. E’ il governo che non apprezza il lavoro degli umanisti ed esso deve essere, di conseguenza, biasimato.

Potrebbe sembrare sleale colpire qualcuno già a terra, ma non posso fare a meno di constatare una certa superficialità in simili conclusioni. In questo momento difficile, per le discipline umanistiche tanto nelle scuole secondarie che nelle università, bisogna capire che la radice di molti mali che stanno colpendo gli umanisti sono loro stessi. Per dirlo in modo semplice, essi hanno fallito nello spiegare l’importanza di quello che fanno. Non sono riusciti a farlo capire, non tanto al governo, quanto a “noi”, gente comune. Hanno creduto bastasse parlare vagamente dell’aiuto che danno alle persone a “pensare” o ritenevano di godere ancora di sufficiente rispetto da non dover esplicitare, e quando necessario perfino sillabare il motivo per cui dovrebbero ancora, nel terzo millennio, esistere.

Se non riuscissero a comunicare questo in maniera molto chiara, che loro sono fondamentali, allora non ci si deve stupire se un governo, impaziente e tormentato, decidesse che non lo sono affatto; ed una popolazione, annoiata e stressata, non provasse nemmeno ad alzare un dito in protesta.

Bisogna invece far capire che la cultura aiuta a vivere, che essa può essere pensata come il contenitore di numerose idee utili e consolanti per meglio affrontare pressanti questioni personali o professionali. Il dolore che io, voi, possiamo e sicuramente patiremo non è nulla di nuovo, sotto il sole, ed è stato vissuto da molte persone prima in precedenza. Ecco che leggere di come una persona ha trattato le sue ansietà, le sue miserie, i suoi lutti, può aiutare noi ad elaborare e superare i nostri. Allo stesso modo la felicità, la passione ed il coraggio dei nostri antenati, o di nostri lontani vicini, può suggerirci una strada, una soluzione od un’importante, per quanto piccolo, atto di umanità.

L’università dovrebbe sfruttare l’attrattiva degli aspetti terapeutici ed illuminanti della cultura, cosicché possiamo uscire dai nostri periodi di studi un po’ meno egoisti, apatici ed ottusi.

E’ questo il compito delle discipline umanistiche, edificare l’animo umano, e nessun’altra cosa lo può svolgere in modo migliore, perché sedimentazione, e viva espressione, di coloro che come e prima di noi hanno affrontato la fatica di vivere. Dopotutto, a pensarci bene, lo scopo ultimo di tutte le università e dell’umanità non è generare abili avvocati, medici o ingegneri, ma formare capaci e colti esseri umani, più addatti alla vita.

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Discussione

5 pensieri su “Sulla morte e sull’importanza della cultura

  1. Non ho altro da aggiungere alle precise ed appropiate parole del compagno Temitope.

    Pubblicato da Eugenio | 9 gennaio 2011, 23:58
  2. Personalmente, tuttavia, preferirei essere curato da un abile medico piuttosto che da un colto essere umano. Ché essere colti è piacevole, ma non aiuta a salvare la gente.
    E poi:
    gli aspetti terapeutici e illuminanti della cutura che cosa sono? Sull’illuminanti potrei anche essere d’accordo, ma sul terapeutici proprio no. Funzione psicagogica un bel fischio. Fantastici, meravigiosi luoghi letterari, su cui spesso i critici ritornano, ma che, in fin dei conti, si rivelano essere fumoso vaneggiare accademico, se raffrontati alla realtà dei fatti. Un saggio Autore disse un tempo:
    Sapienza che più cresce,
    più grave si fa il tormento.

    Conoscenza che più si addensa
    più acre si fa il dolore.

    Il valore della cultura, e quindi della Letteratura, secondo me, non va ricercato in ciò essa che “fa” – come se il fatto di non avere effetti tangibili, il non produrre un guadagno misurabile qui e ora fosse sinonimo, come nei fatti oggi è, di superfluo, vano, inutile e quindi parassitario (vedi l’affermazione del Ministro “Si faccia un panino con la Divina Commedia”) -, ma in ciò che essa “è”: bellezza, di per sé inutile ed ipso facto preziosa.
    Perché, sì, la bellezza salverà il mondo.

    Pubblicato da Lucio Anneo | 10 gennaio 2011, 16:29
    • Devo averlo sentito già da qualche parte…
      🙂

      Pubblicato da Eugenio | 10 gennaio 2011, 16:42
    • C’è un po’ di fraintendimento ed un po’ di atteggiamento aristocratico (senza offesa :D)

      Andando con ordine…

      …per quanto riguarda il sarcasmo sul medico; non cadiamo nel comune errore da discussione “una cosa o l’altra” perché non si può essere solo o bravi medici o belle persone, non è un aut aut. Per risponderti quindi, io preferirei entrambi, certo con preferenza alla competenza. Ma se ci pensi un attimo, ti accorgi che non ho detto, o meglio, scritto: scopo dell’università, ma scopo ultimo dell’università e dell’umanità. Centrando il discorso sulla singola persona, e non su quel che posso aver da guadagnare io da quella persona, l’obiettivo dello Stato in cui quella persona è non è farne un bravo medico, ma una persona felice, felicità che può pervenirgli in parte anche dal mestiere di medico.

      …per quanto riguarda gli aspetti terapeutici ti ricordo che fatti non foste a viver come brutti, ma per inseguir virtute e conoscenza; e dal momento che ritengo la condizione dell’esser brutto uno stato bisognoso di “terapia”, la cultura ci viene in aiuto. Potevo essere più esplicito ma penso si sia capito. Il fraintendimento che anticipavo sopra deriva secondo me dal fatto che tu hai immediatamente fatto un’associazione mentale per abitudine e sostituito “cultura” con “letteratura”, sostituzione illegittima.

      …per quanto riguarda il tormento di cui parlava quel saggio, sai che se ne fa, una madre, per esempio, malese, di essa? Un baffo. Anzi, potesse averlo! Anche quel tormento è luogo letterario. Possiamo parlarne se vuoi, ma, anche se ineluttabile, vorrei conoscere il mio destino; anche se inevitabile, la mia condizione.

      …per quanto riguarda l’atteggiamento aristocratico, che si rileva nel tuo ultimo paragrafo, tu, essere nato nel 1992 puoi ragionare in tali termini, ma il sistema letterario di, approssimando generosamente, 3 millenni che ti precede non risponde affatto solo a caratteri, come dire intrinsechi, essa è dotata anche di utilità, certamente non materialistica, perché libera espressione di uomini per uomini (ricordati che parliamo anche di filosofia, storiografia et cetera, per non parlare dell’arte e della musica). Ora tu ti concentri sul fatto che sia LIBERA ed hai tutti i diritti di farlo, ma se un giorno divenissi rettore o professore e non facessi capire e ricordassi a quelli sopra ed a quelli sotto di te che essa è anche PER uomini, non sorprenderti se i primi abbatteranno i fondi ed i secondi la tua passione.
      Sono d’accordo con te quando dici che ha valore intrinseco, ma non dimenticare che è un grosso cumulo di esperienze a cui attingere. Non pensi che se i tuoi professori a scuola fossero Manzoni, Leopardi, Seneca e Schopenhauer verresti a scuola più felicemente?

      A conclusione di tutto puoi anche ritenere che abbia torto marcio e persistere nel credere che la cultura non serva a niente ma in tal caso mi trovo costretto a deluderti dicendo che la bellezza non potrà salvare il mondo perché essa stessa morirà prima.

      Pubblicato da Temitope.A | 10 gennaio 2011, 17:59
  3. La chiusa ad effetto, dici?
    E poi: com’è che mi fa tutto in corsivo? Pure a te, tra l’altro…;) Ciao!
    LA

    Pubblicato da Lucio Anneo | 10 gennaio 2011, 16:51

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