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Poesia e Letteratura, Società

Vediamoci in piazza


Vediamoci in piazza, si dicono gli innamorati. Non è la piazza affollata, strepitante di colori e di odori, piena di gente e di rumori, ma un’antica e mesta piazzetta, incastonata tra le loro case, quella che conserva la memoria dei giochi fanciulleschi e dei giovanili imbarazzi, e li mescola all’odore di mare che tutta la pervade. Ci saranno solo loro due, stasera, ed un pezzo di cielo sopra di loro, con due o tre stelle: bastano a tenergli compagnia.

Vediamoci in piazza, dicono a Bologna, e intendono, naturalmente, Piazza Grande; dove molti passano, uscendo di casa o sulla via del ritorno e a volte si fermano, ad ammirare questo o quello spettacolo, a chiacchierare coi visi amici o scambiare saluti con quelli appena conosciti, a dare una monetina a chi, invece, abita la piazza e la considera la casa più bella del mondo.

Vediamoci in piazza, dice il giovane ciclista veneziano, al compagno di corsa. Hanno fissato un appuntamento, per l’indomani, quando, liberi dagli impegni del logorio quotidiano, raggiungeranno, pedalando, Piazza San Marco, e, dato un’occhiata, un cenno inconscio, al campanile, mentre la squilla risuona a festa, se ne dipartiranno.

Vediamoci in piazza, telefona la ragazza romana, alla cugina, per andare a vedere i giocolieri ed ascoltare i musicanti che, da quando ha lasciato l’Urbe, più le sono mancati. Alcuni modulano accordi sulle corde di del violino, altri soffiano dolci melodie in flauti di legno, altri ancora muovono le dita su strani tamburi di metallo. Ma ecco, le due ragazze spariscono in mezzo alla moltitudine, nella profonda vasca ed emergono agli orli: le vedi, a distanza, salire la scalinata di San Pietro come se andassero in paradiso.

Vediamoci in piazza, si dicono i fanciulli: domani, al dì di festa, dopo la messa, si fermeranno sul sagrato e lì giocheranno con la palla, una ruota, le mani, i piedi e la loro fantasia, fino a che la fame, la stanchezza o l’improvviso pianto di quello che, cadendo, si è fatto male, spingerà ognuno verso la propria casa dove le madri calmeranno gli spiriti ancora bollenti, risolleveranno quelli abbattuti ed intavoleranno le delizie approntate la sera prima.

Vediamoci in piazza, dice il vecchio milanese all’amico di sempre. Anche questa sera siederanno sulle panche, di fronte al Duomo, perché sui gradini non si può: troppi sarebbero i turisti che, salendo e scendendo, turberebbero il loro lento discorrere. Non cercano le parole: esse da sole emergono, dalle pietre e dalla nebbia, che sono le stesse dei luoghi della loro memoria.

Vediamoci in piazza, dicevano i Greci, e vi si riunivano, a parlare di dei e uomini, tanto di idee astratte sul mondo e sull’essere, quanto di concrete sulla città e sul governo.

Vediamoci in piazza, diciamo noi oggi, in quelle grandi come in quelle piccole, in quelle antiche come in quelle moderne, dal nord al sud Italia, a parlare di calcio e di spettacolo, di guerra e di pace, d’amore e d’odio; ma, in definitiva, di vita.

Vediamoci in piazza continueranno a dire coloro che verranno dopo di noi, e sempre essa sarà luogo d’incontro per le generazioni.

Discussione

3 pensieri su “Vediamoci in piazza

  1. Vediamoci nel blog di Pino Scaccia InQuestoMondoDiSquali

    Pubblicato da irisilvi | 10 gennaio 2011, 21:29
  2. Mi è piaciuto molto molto questo testo!! 😀

    Pubblicato da Debora | 12 gennaio 2011, 21:38

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