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Filosofia

Il pensiero in breve di Arthur Schopenhauer e Søren Kierkegaard


Arthur SchopenhauerArthur Schopenhauer

Prendendo nettamente le distanze dalla filosofia hegeliana, fortemente improntata al razionalismo nella concezione della storia, Shopenhauer afferma che il mondo e i processi che lo determinano non sono frutto di logiche dettate dalla ragione, quanto piuttosto dall’agire istintivo e casuale della volontà, la vera causa irrazionale di tutto ciò che ci è dato osservare come fenomeno. Essa agisce senza fini e pertanto non ci è più possibile dipanare il susseguirsi degli eventi e scorgere una spinta ordinatrice, intesa al progresso. Tutto, noi compresi, è succube di un impulso della volontà. Né può l’uomo scorgere nel corso senza meta delle cose spinte dirette a migliorare.

La sofferenza è insita nel perenne inappagamento della volontà infinita oggettivizzata in entità finite, che lo scorrere del tempo non vede mutare. Solo mediante il progressivo distacco dalla prevaricazione della volontà l’uomo può giungere alla vera libertà, tramite la contemplazione dell’arte (oggettivazione disinteressata della idee), la pratica etica (vincendo l’egoismo per giungere alla condivisione del dolore col nostro prossimo) e l’ascesi dell’anima e del corpo. Il riscatto dell’uomo dal dolore dell’esistenza si può realizzare dunque solo attraverso la negazione della volontà e il conseguente distacco dai suoi effetti: il mondo, la storia e noi stessi.

Soren KierkegaardSøren Kierkegaard

Alla stregua di altri filosofi ottocenteschi, anche Kierkegaard evidenzia come il mondo non segua i dettami razionalisti di derivazione hegeliana e sia improntato a illogicità e contraddizione. La fede in particolare, pilastro imprescindibile della filosofia di Kierkegaard, è stata nel corso della storia snaturata e il tentativo vano di ricondurla ai precisi schemi della ragione ha portato alla formazione di un ateismo cristiano di massa, basato sul rito e sulla “scienza” della fede, la teologia. Tuttavia, sostiene Kierkegaard, la comprensione del mondo deve necessariamente passare dalla religione (ultimo e più perfetto stadio dell’esistenza) facendo propria l’espressione di Tertulliano “credo quia absurdum est”. A differenza di Hegel, la ricerca non si dispone come aufhebung, quanto piuttosto come aut-aut, estranea dunque a qualsiasi compromesso di sorta.

Il mondo, effetto della libera scelta dell’uomo, viene visto come possibilità e la contingenza sostituisce la necessità nelle cause dell’esistenza. Le spinte razionaliste hanno ridotto l’uomo ad un essere abitudinario, costruito sulle convenzioni e su di un’eticità forzata di superficie, relegando gli impulsi irrazionali intestini e l’inclinazione al peccato nel segreto dell’anima, condannando il singolo a soffrire dolore e pentimento. Il preteso razionalismo hegeliano porta all’impossibilità di cogliere la concretezza dell’esistenza giacché trae in inganno l’uomo, convincendolo di poter fare a meno della benevolenza divina.

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Discussione

2 pensieri su “Il pensiero in breve di Arthur Schopenhauer e Søren Kierkegaard

  1. Un blog molto, molto interessante. Tornerò a farti visita. Passa sul mio:
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/03/sulla-scrittura/
    a rileggerci. ci conto!

    Pubblicato da franklinguamozza | 3 marzo 2011, 16:18

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