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Arte, Storia

Principi e filosofia del Futurismo in arte, poesia e politica


La città che sale di Umberto Boccioni

La città che sale

Forse più d’ogni altra avanguardia del primo Novecento il Futurismo ha concorso a segnare profondamente nel pensiero, nella politica, nella letteratura, non solo in ambito artistico i primi decenni del secolo. Scaturita dall’impulso energico di un manifesto programmatico (quello del 20 febbraio 1909) che già ribadisce in undici punti chiari, concisi e decisi le linee d’indirizzo che lo caratterizzeranno: forza, velocità, spirito di rinnovamento in arte, poesia e politica.

Il culto della velocità, certamente determinato dalle recenti innovazioni tecniche di fine Ottocento (basti pensare all’ “automobile ruggente” o all’invenzione dell’aeroplano), si palesa subito sulle tele di Balla, Carrà e Boccioni (autore questo di una “Città che sale” del 1910, improntata a un turbinoso dinamismo) ma anche in opere di arti minori: la fotografia, in particolare, grazie alla regolazione dei tempi di esposizione, poteva permettere di imprimere su celluloide i gesti consecutivi presi in successione di una medesima azione, catturati istante dopo istante. Anche nella scultura “Forme uniche nella continuità dello spazio” (Boccioni, 1913) sembra quasi che il tempo si sia fermato e impresso nel bronzo ogni singolo movimento componente il passo.

Persino un oggetto dall’evidente staticità in “Sviluppo di una bottiglia nello spazio” (Boccioni, 1913) acquista vita e moto circolare, deformando lo spazio circostante. Solo la teoria della relatività generale del 1916 oserà di più, sostenendo e dimostrando la proprietà della materia di curvare lo spazio-tempo e d’avere influsso su forze apparenti, fin quasi a deviare i raggi di luce, così cari ai futuristi.

Ma come tutte le più grandi avanguardie, il Futurismo ebbe notevoli influssi anche in ambiti che trascendevano – almeno apparentemente – la concezione stessa ufficiale dell’arte. Nei manifesti e nei cartelloni propagandistici di Fortunato Depero, nell’editoria tipografica, nella moda dell’epoca, decisa a scrollarsi di dosso tutta la gravità ottocentesca, intesa a determinare, a tutti i livelli, un nuovo innovativo e dirompente modo di vestire, e quindi di essere, di pensare.

La letteratura non poteva di certo esulare da tale prorompente impulso culturale: nelle poesie di Filippo Tommaso Marinetti (lo stesso autore del manifesto del 1909, apparso su “Le figaro”) vibrano e risuonano le stesse onomatopee prodotte dai cosiddetti “intona rumori”, la sintassi si sfalda, la frase manzoniana si scompone.

Lo spirito guerriero, votato all’azione – talvolta estrema – non poté che dare sostegno ed artistica giustificazione a una guerra ormai prossima a flagellare l’Europa e il mondo intero. Essa, “igiene del mondo”, distruggendo il vecchio avrebbe dato fatale modo e occasione all’uomo di ricostruire dal nuovo. Le donne, considerate inferiori in virtù della loro presunta debolezza, non vennero prese in considerazione e caddero fuori dalla sfera di attenzione della meditazione futurista. Un “Manifesto della donna futurista” (1912) tentò di sanare tale rottura.

La politica fascista del Ventennio cercherà di fare sua indebitamente l’arte futurista, snaturandone le direttive, lusingata dai principi di forza e decisione che presupponeva di incarnare. Rimangono tuttavia edifici pubblici di questi anni a testimoniare tale intento: la sede delle poste centrali a Brescia con annessa Piazza Vittoria, il complesso dell’EUR a Roma, il palazzo dell’Arengario a Milano.

Studio per una centrale elettrica di Antonio Sant'Elia

Studio per una centrale elettrica di Antonio Sant'Elia

Concretizzazioni queste di un’elaborazione architettonica di gran lunga superiore, sebbene rimasta allo stadio di cartaceo progetto.Vibrano negli schizzi e nei disegni di Antonio Sant’Elia (morto neanche trentenne nel 1916) la voglia e il desiderio di rappresentare per creare un mondo nuovo, illuminato dalla rivoluzionaria luce elettrica: centrali elettriche, stazioni ferroviarie, grattacieli con ascensori, dighe e altre ancora visioni proiettate nel futuro, di gran lunga anticipatori di ciò che ancora non c’era, sebbene già desse segno di poter essere alla luce dell’avvenire.

Per niente gravati dalla fiacchezza dei tempi, forse, più d’altri, i futuristi erano convinti che non è mai troppo tardi per cercare un mondo più nuovo.

Informazioni su Eugenio

Parole e idee possono cambiare il mondo

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