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Notizie, Politica

Dichiarati incompatibili gli incarichi di sindaco e parlamentare della Repubblica


Finalmente una buona notizia in questa povera Italia, nella quale a chi ha, viene dato ancora di più, e a chi non ha, viene tolto anche quello che ha. La citazione evangelica potrebbe sembrare una debole ironia, atta a consolare di tante ingiustizie tipiche italiane gli sfortunati abitanti della più bella penisola del mondo. La Corte Costituzionale della Repubblica ha deliberato che quattro articoli della legge 60 del 1953 non sono ammissibili “nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un Comune con più di 20 mila abitanti”. Che tradotto in lingua italiana significa più o meno “se sei un parlamentare non puoi allo stesso tempo essere sindaco di un Comune al di sopra dei 20 mila cittadini”.

Logico, potrebbe sembrare, frutto del buon senso. Ma vederla in questo equivarrebbe ad ammettere che negli ultimi dieci anni molte persone (o meglio molti sindaci-parlamentari) di buon senso ne hanno avuto alquanto poco. Le loro prevedibili giustificazioni sono state quasi all’unanime voce il sostenere che l’essere al contempo anche deputato o senatore della Repubblica rappresenterebbe una fortuna e una possibilità in più da sfruttare a beneficio del Comune stesso di cui sono anche sindaci, e dal quale di conseguenza prendono anche lo stipendio. Ma accettare questa giustificazione coinciderebbe coll’ammettere il dilagare della concussione reciproca tra comuni e parlamento, l’esistenza di canali preferenziali per alcune municipalità rispetto ad altre.

Adriano Paroli sindaco di Brescia

Vediamo dunque quali sarebbero questi sindaci-parlamentari dotati del dono dell’ubiquità:

Antonio Azzolini, Partito della Libertà (senatore e sindaco di Molfetta)

Niccolò Cristaldi, Partito della Libertà (deputato e sindaco di Mazara del Vallo)

Luciano Dussin, Lega Nord (deputato e sindaco di Castelfranco Veneto)

Giuseppe Firarello, Partito della Libertà (senatore e sindaco di Bronte)

Giulio Marini, Partito della Libertà (deputato e sindaco di Viterbo)

Vincenzo Nespoli, Partito della Libertà (senatore e sindaco di Afragola)

Adriano Paroli, Partito della Libertà (deputato e sindaco di Brescia)

Raffaele Stancanelli, Partito della Libertà (senatore e sindaco di Catania)

Michele Traversa, Partito della Libertà (deputato e sindaco di Catanzaro)

Gianvittore Vaccari, Lega Nord (senatore e sindaco di Feltre)

Marco Zacchera, Partito della Libertà (deputato e sindaco di Verbania)

A questi andrebbero aggiunti i nomi di Cosimo Sibilla (senatore e presidente della provincia di Avellino) e Edmondo Cirielli (senatore e presidente della provincia di Salerno). Per costoro la Consulta non ha ancora deliberato ma anche nel loro caso il sopra nominato buon senso dovrebbe portare a una decisione analoga.

Viene da notare come non ci siano invece casi di doppio incarico fra i parlamentari dell’opposizione, la quale spontaneamente aveva deciso di eliminarli. Ricordiamo il caso di Piero Fassino che lasciò il parlamento dopo l’elezione a sindaco di Torino, o quello del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, che si dimise da senatore.

Ho prima parlato di ubiquità, anche se sarebbe più appropriato parlare dei tanti casi di doppi-incarichi cause di disservizi, risposte come “il sindaco non è presente: è a Roma”. Allo stesso tempo il Parlamento registra una mole crescente di assenteisti tra i banchi delle aule. Più che parlare di sindaci e parlamentari part time, bisognerebbe parlare di sindaci assenti e parlamentari mancanti. Dopo tutto, doppio incarco significa doppio stipendio ma se ben gestita l’ambigua questione potrebbe rappresentare per i diretti interessati (e beneficiari) anche metà lavoro. Se poi lo stesso soggetto si trova indeciso su dove lavorare potrebbe essere tentato dalla possibilità (per altro impunita e di fatto impunibile) di non farlo del tutto.

Sebbene la delibera della Corte Costituzionale ci sia, per essere resa efficace deve essere accolta dalle giunte delle Elezioni delle due rispettive camere, dove – come si può immaginare – le forze di maggioranza (le stesse che esprimono la totalità dell’esercito dei doppi incarichi) sono numericamente presenti. Sarà dunque da vedere se anche in tali commissioni a prevalere sarà il “buon senso” o piuttosto qualcos’altro di poco chiaro ma di cui – qualunque cosa sia – gli italiani hanno le tasche piene. Dopo tutto sono purtroppo finiti i tempi descritti da Guareschi, e non ci sono più sindaci come Giuseppe Bottazzi (detto Peppone) sospinti dal buon senso a dover scegliere tra il seggio a Roma e quello nel proprio comune, per poi alla fine decidere di rimanere dove sentivano il loro cuore. Sì, perché un tempo forse contava più dei biechi interessi di partito e dell’individuale opportunismo.

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Discussione

2 pensieri su “Dichiarati incompatibili gli incarichi di sindaco e parlamentare della Repubblica

  1. Sono sicuro che il settimo tra i sindaci più amati d’Italia, Michele Traversa, manterrà sicuramente l’incarico di primo cittadino della città di Catanzaro. Perchè lei ripagherà fino in fondo la fiducia degli elettori catanzaresi, vero?ONOREVOLE Traversa.

    Pubblicato da Francesco | 24 ottobre 2011, 13:07
  2. Ricordo una volta per tutte!

    Pubblicato da Flencephype | 15 febbraio 2012, 12:51

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