//
you're reading...
Teologia

La divina Rivelazione – parte 1


Caravaggio - Cena di Emmaus

Dio, agendo per sua amorosa volontà, ha scelto liberamente e in piena sovranità di rivelarsi all’uomo, sua creatura. Tale moto discendente completa e dona senso allo sforzo umano di ricerca dell’Assoluto, rendendo cosa possibile e concreta l’incontro “mediato” fra l’uomo e il suo Creatore.

È fondamentale che questa iniziativa non costituisca soltanto una manifestazione di sapienza e potenza da parte dell’Onnisciente e Onnipotente, colui che ha fatto germogliare i fiori fra le rocce: essa è soprattutto una atto d’amore, di quello stesso amore che sta all’origine dell’opera creativa dell’Universo e che vediamo riecheggiare sotto forma di provvidenza divina nella storia. D’altra parte, la Rivelazione, come esplicita la Costituzione dogmatica Dei Verbum, promulgata dal Papa Paolo VI il 18 novembre 1965 nel contesto dei lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, non deve essere concepita come un insieme di norme e precetti da considerarsi autentici solo perché dettati dal Signore, bensì in particolar modo una manifestazione di Dio stesso nell’atto d’amore supremo di donarsi all’uomo: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”1.

Questo divino disegno, ispirato da uno specifico sentimento d’amore verso l’umanità, trova esplicitazione nelle parole dell’Apostolo delle genti quando scrive “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo”2, a sottolineare come la divina Rivelazione, avendo per fine la salvezza dell’umanità, abbia proprio e solo in Cristo compimento perfetto. Sceglie queste parole non tanto con il proposito di togliere valore all’opera di Dio precedente e seguente il momento storico dell’Incarnazione terrena di Gesù – conclusosi con la sua morte e la sua resurrezione – bensì con l’intento di delineare tutta la profonda presenza di Dio nella storia come un atto preparatorio che trova culmine e senso pieno nella venuta del Salvatore, vero sacerdote, re e profeta.

Sebbene l’esperienza religiosa del popolo ebraico sia stata preziosa anticipatrice della Rivelazione, tanto che papa Giovanni Paolo II ha definito gli ebrei come “fratelli maggiori nella fede”, essa tuttavia risulta un’incompleta attesa messianica, non giunta a compimento per lo smacco di non aver riconosciuto Gesù come Figlio di Dio, da sempre atteso Messia3 venuto a liberare Israele4. Ad ogni modo, il pensare la venuta di Cristo solo come un atto di liberazione di Israele dai suoi nemici politici e storici costituisce un’indebita limitazione dei caratteri del suo rivelarsi, oltre che un ostacolo al suo pieno riconoscimento da parte dei membri del Popolo eletto. E senza tale riconoscimento la lunga attesa viene svuotata di senso.

La presa di coscienza della venuta piena di Gesù, della sua morte e risurrezione, in quanto massimo vertice della Rivelazione divina, costituisce elemento imprescindibile da cui partire per comprendere tale Rivelazione.

Nella consapevolezza dei credenti, Cristo viene a delinearsi come il “sacramento primordiale” della salvezza, raggiungibile solo attraverso di Lui e per esclusiva sua intercessione. Poiché caratterizzato dall’attributo di sacramento, l’Incarnazione di Gesù nazareno viene a comporsi come un’armoniosa commistione di opere e parole, entrambi fattori non indipendenti reciprocamente: le opere infatti vengono dotate di senso vero e profondo per mezzo delle parole che le illustrano e le spiegano, e le parole sono sostanziate dalla presenza delle opere, senza le quali sarebbero solo flatus vocis, prive di vera consistenza.

Cristo incarnato rappresenta il culmine di tale sacramento. Lui stesso che “in principio era il Verbo” e che liberamente si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi5 per la nostra salvezza. Anche noi percepiamo il meravigliato stupore insieme ai discepoli sulla strada per Emmaus: sentono parlare Cristo, tuttavia sono incapaci di riconoscerlo se non dopo il gesto eucaristico6, un gesto fisico, chiaro e netto, teso a dare corpo e sostanza a tutte le parole contenute nelle esortazioni dei profeti dell’Antico Testamento prima proferite ma non comprese (forse perché vuote), compiute e concluse fino a quel momento.

Tale connubio di parole e opere è necessario così come è fondamentale che la Rivelazione avvenga in comunione fra Dio e l’uomo, e non coinvolga all’opposto una componente esclusiva: quell’incontro deve essere dunque segnato dal carattere dialogico. Infatti, sebbene Dio sia onnipotente e non influenzato dalla realtà umana e benché Egli non debba rendere conto a nulla in quanto ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lui7, ha scelto che la sua Rivelazione fosse un esplicito dialogo.

Ciò implica che non sia funzione di se stessa, ma al contrario sia intesa e rivolta verso altri interlocutori. Inoltre, il fatto che Dio accetti il dialogo con l’uomo non è da ritenersi cosa scontata, anzi. È appena il caso di ricordare, ad esempio, che ciò sarebbe inconcepibile nell’ambito della religione islamica, la quale interpreta il rapporto fra Dio e l’uomo in uno scenario di sottomissione del secondo rispetto al primo. Tuttavia il Signore stima l’umanità, la considera e soprattutto la ritiene capace di equilibrato confronto. Perché questo dialogo diventi veramente un incontro dialettico tra le parti (dunque costruttivo), è prevista una risposta consapevole da parte dell’uomo, e tale deve essere una presa di responsabilità. Dunque, Dio stima l’umanità capace di tale risposta.

La fondamentale e attiva compartecipazione dell’uomo definisce quanto il messaggio divino senza l’attributo dell’umana corrispondenza non sarebbe radicalmente comprensibile, e quanto al contempo l’esperienza umana senza il dialogo col divino risulterebbe vuota e non capace di comprendere la realtà ultima cui la vita sensata dovrebbe essere rivolta.

Sebbene Dio voglia “che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità”8 (cioè di Gesù Cristo), anche l’accoglienza del messaggio da parte dell’uomo non è da ritenersi cosa scontata giacché, se da un lato Dio è libero di rivelarsi nella storia, dall’altro anche l’uomo ha la facoltà di concepire una libera e personale risposta di fede. D’altronde, il fatto che tale libertà non sia in contraddizione con l’Onnipotenza divina ci restituisce la garanzia che la Rivelazione abbia tra i propri caratteri quello di essere libera e aperta tensione verso il dialogo – per niente costrittiva o vincolante.

Però, se l’uomo non fosse libero di rifiutare tale Rivelazione, anche la sua deliberata volontà di risposta a tale dialogo non costituirebbe merito, né libera scelta. Sebbene la luce sia venuta nel mondo, molte volte nel corso della storia gli uomini hanno le tenebre, segno di quanto in fin dei conti il libero arbitrio sia garantito in assoluto, anche quando, a motivo del suo forsennato agire, la mano dell’uomo si volge contro se stessa. Infatti, siccome è il libero arbitrio che ci garantisce la libertà di scelta e proprio perché l’umanità ha la possibilità di commettere un errore, essa acquista anche la facoltà di non compierlo e il merito di non aver sbagliato.

Vedi anche La divina Rivelazione - parte 2

1Giovanni 3, 16

2Lettera agli Efesini 2, 4-5

3Si confronti la descrizione dell’incontro fra Gesù e Simeone, esempio di quanto fosse forte l’attesa e la speranza nella venuta del Messia (Luca 2, 25-26) e la certezza in tale venuta che contraddistingue la donna che dice “so che deve venire il Messia” (Giovanni 4, 25)

4Cfr Michea 5, 1-3 e seguenti

5Cfr Giovanni 1, 1 e Giovanni 1, 14

6Luca 24, 30-31

7Giovanni 1, 3

8Prima lettera a Timoteo 2, 4


Informazioni su Eugenio

Parole e idee possono cambiare il mondo

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: La divina Rivelazione – parte 2 « Scripta Manent - 12 dicembre 2011

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

In passato…

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: