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Politica

Lo stipendio di un senatore


Il principio per cui debba essere garantito ai parlamentari, rappresentanti del popolo sovrano, un trattamento economico adeguato ad assicurarne l’indipendenza è un punto qualificante della concezione democratica dello Stato ed è generalmente riconosciuto in tutti gli ordinamenti ispirati a tale concezione. In Italia è stato introdotto con la Costituzione repubblicana, che all’art. 67 afferma: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” e poi all’art. 69 stabilisce: “I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”.

Le due norme, intimamente connesse, hanno trovato attuazione nella legge che disciplina l’indennità – la legge 31 ottobre 1965, n. 1261– in cui l’istituto è precisamente definito come “l’indennità spettante ai membri del Parlamento per garantire il libero svolgimento del mandato”.

senatore Marcello Dell’Utri

Il trattamento economico dei parlamentari, nel complesso, è dunque concepito come condizione dell’esercizio indipendente di una fondamentale funzione costituzionale e, al tempo stesso, come garanzia che tutti i cittadini, senza riguardo al patrimonio o al reddito, possano realmente concorrere alla elezione delle Camere. Tale trattamento, di cui è parte essenziale anche l’assegno vitalizio spettante dopo la cessazione dal mandato, è finalizzato a creare le condizioni per cui il parlamentare possa impegnarsi nelle sue funzioni – a scapito del lavoro o di altre attività economiche – senza dover dipendere da altri soggetti, incluso il partito politico cui appartiene.

La componente principale dello status economico del parlamentare è l’indennità, non soltanto perché è espressamente prevista dalla Costituzione, ma anche perché costituisce il vero “reddito” del parlamentare laddove le altre componenti – di seguito analiticamente indicate – hanno natura di mero rimborso spese e sono dunque volte a soddisfare specifiche esigenze.

Indennità parlamentare

L’art.1 della legge n. 1261 del 1965, già citata, attribuisce agli Uffici di Presidenza delle Camere il compito di determinare l’ammontare della indennità mensile in misura tale che non superi “il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate”.

In tal modo il legislatore ha voluto stabilire un criterio preciso per la determinazione dell’indennità parlamentare, rispettando così la riserva di legge stabilita dall’art. 69 della Costituzione, ma al tempo stesso ha lasciato alle Camere la possibilità di scegliere un livello più basso rispetto all’ammontare massimo possibile nel rispetto della legge.

Tale discrezionalità è stata impiegata dagli Uffici di Presidenza delle Camere per individuare un parametro stipendiale di gran lunga inferiore al “trattamento complessivo massimo” dei magistrati su indicati. Si è così scelto di legare l’indennità al 96% del trattamento complessivo dei magistrati di Cassazione nominati alle funzioni direttive superiori e collocati, come progressione economica, al sedicesimo scatto biennale dell’ottava classe stipendiale, che si articola in ben trenta scatti.

Successivamente l’importo dell’indennità è stato ridotto del 10% con la legge finanziaria 2006 e poi bloccato per cinque anni, dal 2008 al 2012, con la legge finanziaria 2008. Per effetto di queste decisioni, attualmente l’importo lordo dell’indennità dei Senatori è pari a 12.005,95 euro cioè al 70,59% del trattamento complessivo massimo dei magistrati di riferimento, all’ultimo aumento biennale. Peraltro, in virtù di quanto disposto dall’articolo 13 del decreto-legge n. 138 del 2011, infine, si segnala che per il periodo 1° ottobre 2011 – 31 dicembre 2013, l’indennità parlamentare è ridotta del 10% per la parte eccedente i 90 mila euro annui. Tale riduzione è invece applicata nella misura del 20% ai Senatori che svolgono qualsiasi attività lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare (pari a euro 21.610,71 annui). Pertanto, dal mese di ottobre del 2011 sino al dicembre 2013 l’importo lordo dell’indennità mensile è pari ad euro 11.555,37 in caso di riduzione del 10% e ad euro 11.104,79 in caso di applicazione della riduzione in misura doppia.

Benché non sia una retribuzione derivante da un rapporto lavorativo, ai fini fiscali l’indennità è un reddito assimilato a quelli di lavoro dipendente e, dal 1° gennaio 1995, è interamente assoggettato all’imposizione tributaria (è quindi abrogato l’art.5 della legge n. 1261/1965 nella parte in cui prevedeva una parziale esenzione fiscale per l’indennità parlamentare).

Al netto delle ritenute fiscali e dei contributi obbligatori per l’assegno vitalizio, per l’assegno di fine mandato e per l’assistenza sanitaria, l’indennità mensile si riduce ad euro 5.613,63 (euro 5.356,73 al netto della decurtazione del 10% di cui sopra) ed è erogata per 12 mensilità. Nel caso in cui il Senatore versi anche la quota aggiuntiva per la reversibilità dell’assegno vitalizio, l’importo indicato scende a 5.355,50 euro (ridotto ad euro 5.098,60).

Ovviamente da tali importi vanno poi sottratte le addizionali all’IRPEF, che variano a seconda della Regione e del Comune di residenza: l’indennità netta mensile corrisposta ai Senatori nei nove mesi in cui sono trattenute le predette addizionali attualmente oscilla da 4.970,65 a 4.709,09 euro.

Non è possibile cumulare l’indennità con alcun reddito da lavoro da impiego pubblico, ai sensi dell’art. 68 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che ha previsto per i pubblici dipendenti l’obbligo di aspettativa senza assegni per mandato parlamentare. Tale disposizione ha esteso il divieto di cumulo – che la legge n. 1261 del 1965 limitava a quattro decimi dell’indennità – abrogando ogni disposizione contraria.

Rimborsi forfettari di spesa

Diaria. E’ prevista dalla legge n.1261/1965 e spetta a tutti i parlamentari, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno. Periodicamente aggiornata in funzione dell’aumento del costo della vita, la diaria è stata erogata dal 2001 al 2010 nella misura di 4.003 euro al mese. È stata poi ridotta a 3.500 euro a decorrere dal 1° gennaio 2011, per effetto della deliberazione adottata dal Consiglio di Presidenza in data 25 novembre 2010. Tale somma viene ridotta di un quindicesimo se il Senatore non partecipa almeno al 30% delle votazioni effettuate nell’arco della giornata (in una o più sedute dell’Assemblea).

Contributo per il supporto dell’attività dei Senatori. A titolo di rimborso forfettario delle spese sostenute per le attività connesse con lo svolgimento del mandato parlamentare, è previsto un contributo mensile erogato, fino al 31 dicembre 2010, nella misura di euro 4.678,36. Dal 1° gennaio 2011 è ridotto a 4.180 euro (1.680 corrisposti direttamente al Senatore e 2.500 versati al Gruppo parlamentare di appartenenza). Nell’ambito dell’attività dei Senatori sono inclusi non solo gli atti e gli adempimenti direttamente collegati alle funzioni svolte nelle Commissioni e nell’Assemblea, ma anche tutte le iniziative politiche, sociali, culturali che il parlamentare assume quale rappresentante della Nazione (ai sensi dell’art. 67 della Costituzione). La divisione del contributo in due quote rispecchia la distinzione tra l’attività generale del Senatore – le cui spese sono rimborsate attraverso il Gruppo – e l’impegno particolare nel territorio in cui è eletto.

Rimborso forfettario delle spese generali. A decorrere dal 1° gennaio 2011 i Senatori ricevono un rimborso forfettario mensile di euro 1.650, che sostituisce e assorbe i preesistenti rimborsi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche. L’importo è stato determinato dal Collegio dei Senatori Questori, nell’ambito del riordino delle competenze economiche dei Senatori, mantenendo invariato l’onere complessivo che gravava sul bilancio del Senato per i due rimborsi soppressi.

Facilitazioni di trasporto

I Senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale.

Assegno vitalizio

Il Regolamento per gli assegni vitalizi prevede che il Senatore cessato dal mandato riceva tale prestazione a partire dal 65° anno di età, purché abbia svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni. Il limite di età è ridotto di 1 anno per ogni anno di mandato effettivo oltre il quinto, fino al limite inderogabile di 60 anni.

A tal fine il Senatore versa ogni mese una quota dell’indennità lorda – l’8,6%, pari a 1.032,51 euro – e facoltativamente una quota aggiuntiva per la reversibilità (il 2,15% pari a 258,13 euro).

Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. Tale sospensione è stata estesa – con la riforma approvata dal Consiglio di Presidenza nel luglio 2007 – a tutti gli incarichi incompatibili con lo status di parlamentare, agli incarichi di Governo e a tutte le cariche di nomina del Governo, del Parlamento o degli enti territoriali, purché comportino un’indennità pari almeno al 40% dell’indennità parlamentare lorda.

Nel contesto della medesima riforma regolamentare è stata approvata la nuova tabella relativa alla misura degli assegni vitalizi, che è entrata in vigore con la XVI legislatura. In base a tale tabella l’importo dell’assegno vitalizio varia da un minimo del 20% a un massimo del 60% dell’indennità lorda, in proporzione alla durata del mandato, e si calcola tenendo conto solo degli anni effettivamente svolti (in precedenza gli assegni variavano da un minimo del 25% a un massimo dell’80% dell’indennità lorda).

Assegno di solidarietà (o di fine mandato)

Al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i Senatori l’assegno di solidarietà, che è pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei Senatori, cui è trattenuta mensilmente una quota dell’indennità lorda (il 6,7%, pari attualmente a 804,40 euro).

Assistenza Sanitaria Integrativa

Il Fondo di solidarietà fra i Senatori eroga un rimborso parziale di determinate spese sanitarie sostenute dagli iscritti, nei limiti fissati dal Regolamento e dal Tariffario. L’iscrizione è obbligatoria per i Senatori in carica, che versano un contributo pari al 4,5% dell’indennità lorda; è facoltativa per i titolari di assegni vitalizi, il cui contributo è pari al 4,7% dell’importo lordo del proprio assegno. Con il versamento di quote aggiuntive è possibile l’iscrizione dei familiari.

La riduzione del trattamento economico dei Senatori

Nel corso degli ultimi anni il trattamento complessivo dei Senatori è stato più volte ridimensionato, al fine di partecipare al generale sforzo di riduzione della spesa pubblica. Si segnalano solo le più importanti novità.

Come si è già visto, con la legge finanziaria 2006 l’importo dell’indennità parlamentare è stato ridotto strutturalmente del 10%. Successivamente la legge finanziaria 2008 ha bloccato per cinque anni gli incrementi dell’indennità spettanti a diritto vigente, dal 2008 al 2012. Con la deliberazione del Consiglio di Presidenza già ricordata, dal 1° gennaio 2011 i rimborsi spesa forfettari sono stati ridotti complessivamente di 1.000 euro al mese (500 euro decurtati dalla diaria di soggiorno e 500 dal contributo per il supporto dell’attività dei Senatori).

Nel 2007 è stata approvata una riforma degli assegni vitalizi, che ha sensibilmente ridotto la misura di tali prestazioni e ha raddoppiato il periodo minimo di mandato richiesto per maturare il diritto all’assegno vitalizio: fino alla XV legislatura erano sufficienti 2 anni e 6 mesi – con il pagamento dei contributi figurativi per il completamento del quinquennio contributivo – mentre dalla legislatura in corso sono richiesti almeno 5 anni effettivi di mandato, in una o più legislature.

Già nel 1997 era stato elevato il requisito di età richiesto per fruire del vitalizio, che in precedenza variava da un minimo di 50 a un massimo di 60 anni, a seconda del numero di legislature svolte, mentre ora l’intervallo è tra i 60 e i 65 anni.

Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2010, sono state notevolmente ridotte le facilitazioni di viaggio a favore degli ex senatori, con la soppressione di ogni rimborso dei pedaggi autostradali e con l’introduzione di un tetto annuale per i viaggi aerei e ferroviari sul territorio nazionale. Tali benefici sono stati altresì limitati a un periodo di 10 anni dalla cessazione dal mandato, oltre il quale cessa ogni facilitazione.

L’ammontare totale del salario di un senatore è passato dunque da € 15.944,99 a € 14.943,63 (pari a una riduzione del 6%) in seguito alla manovra finanziaria entrata in vigore il 1° gennaio 2012.

Dobbiamo essere infinitamente grati ai nostri senatori per tale immensa rinuncia.

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Discussione

3 pensieri su “Lo stipendio di un senatore

  1. C’hanno un sacco di spese!!! Poi devono pure pagarsi i collaboratori comprensivi di contributi,pensa un po’ come qualsiasi datore di lavoro.E’ una delle piu’ grandi ingiustizie italiane.Aiutiamoli,lanciamogli dei centesimi,sempre ce ne siano rimasti.

    Pubblicato da irisilvi | 8 febbraio 2012, 20:42
  2. Dovrebbero vergognarsi di rubare tutti questi soldi per scaldare le sedie e far pagare sempre più tasse ai cittadini onesti che faticano ad arrivare a fine mese non sono per niente degni di essere chiamati onorevoli , questo titolo spetta ai cittadini che nella vita hanno lavorato e faticato per dare ai propri figli una vita serena
    Ripeto nuovamente vergogna

    Pubblicato da Anna morettini | 30 agosto 2013, 21:18
    • Il fatto è che essi sono i rappresentati del popolo che li ha democraticamente eletti (legge elettorale “porcellum” a parte). Sono stati da noi delegati per elaborare le leggi della nostra Repubblica, fra cui lo stipendio dei parlamentari, il loro. Ed è questo il punto…

      Pubblicato da Eugenio | 4 settembre 2013, 14:24

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