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Scuola, Università

Consultazione pubblica online sul valore legale del titolo di studio


Il sito del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della ricerca ha recentemente dato la possibilità ai cittadini di questo Stato di esprimere la loro idea mediante questionario in merito al valore legale del titolo di studio e al suo peso nell’accesso al mondo del lavoro, in particolare in sede di pubblico concorso.

Per partecipare alla consultazione è necessario iscriversi: potete iscrivervi e votare a QUESTO LINK.

Ecco di seguito i 15 quesiti proposti con alcune mie considerazioni.


Quesito 1

Come giudicate la necessità di possedere uno specifico titolo di studio per poter esercitare una determinata professione?

a) Positivamente, perché il possesso di uno specifico titolo di studio garantisce la qualità della prestazione resa dal professionista, che il cliente potrebbe non essere in grado di verificare da solo.

b) Negativamente, perché la necessità di possedere uno specifico titolo di studio impedisce che soggetti con competenze acquisite attraverso l’esperienza pratica e/o attraverso studi personali possano esercitare una determinata professione.

c) Dipende dal tipo di professione.

In questo caso, potete indicare le professioni alle quali vi riferite e illustrare la vostra opinione.

In realtà il quesito (e le prime due possibilità proposte) minimizzano alquanto la situazione: in verità il possesso di un titolo di studio, se comprova di una diligente carriera di studi, dovrebbe essere una garanzia della prestazione che ci si può aspettare dal titolato. Allo stesso tempo non sarebbe giusto impedire ai meritevoli – se pur privi di titoli accademici – l’accesso a determinate funzioni a priori. Tutto dipende dal merito di mostrato nel secondo caso e al valore reale del titolo nel primo.


Quesito 2

Come valutate la necessità di possedere uno specifico titolo di studio per l’ammissione all’esame di abilitazione per l’esercizio di una professione?

a) Positivamente, perché il possesso di uno specifico titolo di studio è garanzia di preparazione adeguata e consente di selezionare, fin da subito, gli ammessi all’esame di abilitazione.

b) Negativamente, perché il superamento dell’esame di abilitazione è sufficiente a dimostrare il possesso di adeguate competenze.

c) Dipende dal tipo di professione.

In questo caso, potete indicare le professioni alle quali vi riferite e illustrare la vostra opinione.

Le considerazioni sono le medesime accompagnate al quesito 1.


Quesito 3

Ritenete che vi siano professioni non regolamentate, per le quali dovrebbe essere richiesto uno specifico titolo di studio, attualmente non necessario?

a) Sì.

In questo caso, potete indicare le professioni alle quali vi riferite e il titolo di studio che dovrebbe essere richiesto:

A questo proposito io ritengo che per svolgere le funzioni di impiegato negli uffici pubblici, in quelli postali e bancari potrebbe risultare utile un titolo di studio qualificante. Sarebbe opportuno, per esempio, che venisse richiesto un titolo di studio universitario (laurea di 1° livello) di durata triennale.

b) No.


Quesito 4

Ritenete che vi siano professioni per le quali il titolo di studio oggi richiesto sia eccessivo rispetto al tipo di prestazione che si è chiamati a svolgere?

a) Sì.

In questo caso, potete indicare le professioni alle quali vi riferite e il differente titolo di studio che dovrebbe essere richiesto.

b) No.


Quesito 5

Ritenete necessario il possesso di uno specifico titolo di studio per l’accesso al pubblico impiego ?

a) Sì, perché il possesso di uno specifico titolo di studio garantisce professionalità e competenza da parte di impiegati, funzionari e dirigenti pubblici ed evita un’eccessiva discrezionalità nella loro assunzione.

b) No, perché il titolo di studio può essere poco significativo in rapporto alle funzioni da svolgere e il possesso di adeguate competenze dovrebbe essere accertato esclusivamente in sede di svolgimento delle prove concorsuali.

c) Dipende dal tipo di funzioni che si è chiamati a svolgere.

In questo caso, potete indicare le funzioni alle quali vi riferite e illustrare la vostra opinione.

Nessuna delle due proposte a) e b) completa a sufficienza la questione: se il titolo di studio fosse una prova oggettiva (oggi effettivamente si può dire sia così?) della validità del titolato, la prima risposta sarebbe auspicabile. Al contrario, se così non fosse, la b) eviterebbe l’ingiustizia di veder passare avanti nel pubblico impiego delle persone munite solo del “pezzo di carta”, privo di valore intrinseco. Allo stesso tempo si farebbe torto a tutti coloro che hanno dedicato anni e anni a formarsi una cultura e una professionalità.

Quesito 6

Ritenete necessario il conseguimento di un voto elevato, all’esito del percorso di studi svolto, per partecipare ai concorsi per l’accesso ad alcune tipologie di impiego/qualifiche nella pubblica amministrazione?

a) Sì, perché solo i più meritevoli devono poter accedere a ranghi elevati e/o a funzioni particolarmente qualificate nella pubblica amministrazione.

b) No, perché, indipendentemente dalla votazione finale, il titolo conseguito assicura il possesso delle competenze/conoscenze necessarie.

c) Altro.

In questo caso, potete illustrare la vostra opinione.

Una volta che il valore del titolo di studio viene riconosciuto in modo oggettivo e univoco, allora ben venga il favorire i più meritevoli.

Quesito 7

Come giudicate le disposizioni dei bandi di concorso che prevedono l’attribuzione di punteggi aggiuntivi a coloro che abbiano conseguito un voto di laurea elevato?

a) Positivamente, perché il voto di laurea conseguito è espressione di particolare impegno, bravura e competenza.

b) Negativamente, perché il voto di laurea conseguito consente valutazioni comparative, di merito, solo tra studenti dello stesso ateneo.

c) Altro.

In questo caso, potete illustrare la vostra opinione:

La mia idea è che il voto di laurea sarebbe un utilissimo parametro di valutazione se fossero definite chiaramente e in modo univoco i criteri di attribuzione, uniformi per tutto il territorio nazionale. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Quesito 8

Ritenete che vi siano concorsi in cui, pur non essendo attualmente prevista, dovrebbe essere richiesta la laurea? Quali in particolare? E quale laurea?

a) Sì.

In questo caso, potete indicare i concorsi ai quali vi riferite e la laurea che dovrebbe essere richiesta:

Nell’ambito della pubblica istruzione, sarebbe opportuno che ci fosse un nesso maggiore fra corso di laurea e classe di concorso. Ad esempio mi sembra eccessivo che la laurea in pedagogia consenta l’accesso all’insegnamento di italiano e latino nei licei (A/51), o la laurea in discipline nautiche per insegnare matematica e fisica negli stessi.

b) No.

Quesito 9

Ritenete che vi siano concorsi per i quali il titolo di studio oggi richiesto sia eccessivo rispetto al tipo di funzioni che si è chiamati a svolgere?

a) Sì.

In questo caso, potete indicare i concorsi ai quali vi riferite e il differente titolo di studio che dovrebbe essere richiesto.

b) No.


Quesito 10

Come giudicate la necessità che i dipendenti pubblici debbano possedere uno specifico titolo di studio ai fini delle progressioni in carriera c.d. Verticali ?

a) Positivamente, perché il possesso di uno specifico titolo di studio garantisce l’idoneità del dipendente a svolgere attività riconducibili all’area funzionalesuperiore.

b) Negativamente, perché il passaggio da un’area funzionale all’altra dovrebbe basarsi, esclusivamente, sulle competenze acquisite attraverso l’esperienza maturata nell’amministrazione e/o attraverso studi personali .

c) Altro.

In questo caso, potete illustrare la vostra opinione:

Entrambe le formule precedenti sono eccessivamente estreme: da un lato il titolo di studio non garantisce la totale idoneità, dall’altro è pur vero che basarsi “esclusivamente sulle competenze acquisite” è limitante nei confronti del necessario studio a priori.


Quesito 11

Come giudichereste una differenziazione qualitativa di titoli di studio nominalmente equivalenti ?

a) Positivamente, perché darebbe vita ad un sistema maggiormente meritocratico e costituirebbe un incentivo ad una formazione migliore per studenti ed istituzioni scolastiche/universitarie.

b) Negativamente, perché creerebbe distinzioni basate su criteri opinabili e potrebbe pregiudicare chi non può accedere alla formazione ritenuta più qualificante.

c) Altro.

In questo caso, potete illustrare la vostra opinione e la relativa motivazione:

E’ fondamentale la scelta dei criteri in base ai quali dare valore al titolo di studio conseguito in un determinato istituto. Un valido criterio sarebbe il livello di occupazione (placement) post-diploma o la successiva carriera universitaria (prendendo in considerazioni voti e crediti maturati nei tempi giusti).


Quesito 12

Per quali finalità ritenete possa essere utile una differenziazione tra titoli di studio nominalmente equivalenti ?

a) Per selezionare i partecipanti ad un pubblico concorso ovvero all’esame di abilitazione per l’esercizio di una professione.

b) Per attribuire punteggi differenti ai partecipanti ad un pubblico concorso ovvero all’esame di abilitazione per l’esercizio di una professione e ai dipendenti pubblici ai fini delle progressioni in carriera.

c) Per altre finalità.

In questo caso, potete indicare le finalità alle quali vi riferite.

Le considerazioni sono le medesime già anticipate: una volta accertato oggettivamente il valore del titolo di studio come riscontro della preparazione del diplomato o laureato, esso potrebbe essere usato per discriminare i partecipanti ai concorsi mediante un differente punteggio (non eccessivamente differenziato). Non mi pare comunque giusto escludere delle persone dalla possibilità di partecipare ai concorsi e dimostrare così in ogni caso il loro effettivo valore. Naturalmente anche i concorsi dovrebbero essere elaborati più propriamente, in modo tale che non sia preclusa una via per aver sbagliato a mettere una crocetta. Il destino delle persone non va confuso con le parole crociate o le tabelle delle risposte a domanda chiusa (vedi esame scritto della patente di guida).


Quesito 13

Ai fini di un’eventuale differenziazione di titoli di studio nominalmente equivalenti, quali valutazioni ritenete che dovrebbero rilevare?

a) Valutazioni relative all’istituto che ha rilasciato il titolo (esistenza di procedure selettive per l’accesso al corso di studi; numero di studenti; numero di abbandoni; numero di studenti che si laureano con il massimo dei voti; voto medio conseguito; strutture didattiche; curricula dei docenti; piani di studio, etc).

b) Valutazioni relative al percorso di studi proprio di ogni soggetto (tempo impiegato per conseguire il titolo; voti conseguiti durante il corso di studi; votazione finale, etc).

c) Sia a) che b).

d) Altre valutazioni.

In questo caso, potete indicare le valutazioni alle quali vi riferite.


Quesito 14

Ai fini di un’eventuale differenziazione di titoli di studio nominalmente equivalenti, chi ritenete che dovrebbe operare le relative valutazioni?

a) Un organismo centrale, che dovrebbe valutare i titoli di studio rilasciati da ciascun istituto autorizzato e/o fornire criteri per valutare il singolo soggetto che abbia conseguito un titolo di studio .

b) Ciascuna commissione d’esame o di concorso .

c) Ciascuna commissione d’esame o di concorso sulla base di informazioni e criteri generali elaborati ai sensi della lettera a).

d) Altro.

Un organismo centrale è necessario per garantire l’onestà del giudizio, che sarebbe – a mio avviso – parziale se affidato alla singola commissione. Infatti, far valutare a ciascuna commissione il valore del proprio lavoro e dei vari candidati che d’altra parte sta già valutando sarebbe come far votare le leggi che riguardano il parlamento dal parlamento stesso. Provate a immaginare se ciascuno potesse decidere di se stesso liberamente, stabilendosi da sé stipendio, ferie e condizioni contrattuali. Immaginate se ciò fosse concesso a dipendenti, operai e parlamentari: sarebbe ingiusto o no?


Quesito 15

Avete ulteriori osservazioni o proposte sugli argomenti discussi in questo documento o su ulteriori temi o questioni che ritenete connessi alla materia del valore legale del titolo di studio ?

Ritengo che la laurea o qualsiasi diploma mantengano il loro valore come titolo di studio solo se sono emblemi di una effettiva preparazione (sia pratica sia teorica). Il problema a mio avviso non è dunque se considerare o meno tali titoli come determinanti parametri per l’accesso a determinate professioni. Si dovrebbe dare a questi documenti un intrinseco valore che vada oltre il valore nominale, e che sia funzione dipendente dalla reale carriera scolastica e accademica. Raggiunto questo, essi potrebbero eccellentemente prefigurarsi come validi e oggettivi indicatori in sede di assunzione.

La riforma del valore del titolo di studio dovrebbe essere preceduta dalla riforma del conseguimento dello stesso.

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