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Matematica, Scuola, Società

Lettera ad uno zio sulla professione del matematico


Come prima cosa, voglio ringraziarti per i preziosi consigli che mi hai dato, sono felice di vedere quanto molte persone si curano di me. Non sono stato in grado di parlare allora, ci sono molte tematiche che hai presentato e su cui avrei voluto dibattere. Sto scrivendo ora questa lettera per questo proposito.

Mi rendo conto che ci sono un sacco di cose che non vi ho detto e che sono però importanti per farvi capire come mai mi stia incamminando verso una laurea così impopolare.

Una montagna di pregiudizi grava sulle scienze pure e sulla loro utilità. “La società non ne ha bisogno” è il pensiero, o il succo del discorso di molte persone; “tutto ciò che si poteva prendere da essi, tutto ciò che si poteva scoprire di utile, è stato già scoperto. Ora immagina, come potremmo vedere i colori sullo schermo della televisione se gli scienziati che hanno inventato la televisione in bianco e nero avessero pensato, come la gente comune, che non si potesse fare di meglio? Quando sarebbero stati inventati i computers portatili se l’oppinione vincente avesse voluto il PC come capolinea della tecnologia? Come potremmo usare usare cellulari se qualcuno non avesse cominciato gli studi sull’elettromagnetismo, proprio quando tutti erano contenti ed eccitati per le recenti linee telegrafiche? Con quali calcoli avremmo potuto mandare l’uomo sulla luna, o prevedere la pioggia a distanza di tre giorni se i matematici avessero pensato che l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione fossero sufficienti per la nostra vita? Se dovessi coprire un tavolo rotondo con un pezzo di stoffa ed il prezo fosse dato in metri quadri, come calcoleresti la superficie del cerchio? Se avessi bisogno di sapere un grosso numero è primo, per creare una combinazione resistente alla decifratura, come faresti a scoprire se un nuemro come 13539294748502625485903473548950373537 ha divisori interi?
Il secondo pregiudizio riguarda la difficoltà di trovare lavoro. Porterò a riprova dei numeri per questo. Studi statistici dicono che il 90% dei laureati in scienze matematiche era attualmente impiegata ad un anno dalla laurea, nel 2010, l’anno in cui si è gridato alla crisi a ogni pié sospinto, e scoprirai che l’insegnamento non è l’unica prospettiva per i matematici.

http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2010/jul/15/employment-statistics-university-graduates#data
http://www.mathscareers.org.uk/viewItem.cfm?cit_id=382725

Quindi, perché la gente reagisce con tanta perplessità quando sentono di una carriera in matematica o fisica? Le ragioni sono molte. Com’è naturale, non sono molte le persone che intraprendono questi studi. Parlando del Regno Unito, per esempio, l’anno scorso ci sono stati 23000 laureati in medicina, veterinaria, odontoiatria e nelle altre discipline affiliate, mentre i laureati in matematica sono stati 3600.

I matematici non producono nulla e apparentemente non rendono alcun servizio. I soli matematici che la gente comunemente incontra sono gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie. Tutti, invece, hanno a che fare con i dottori non appena ne hanno bisogno, sicuramente più volte in un anno, che con un matematico in tutta la vita, per questo riconoscono immediatamente, ed istintivamente, la loro importanza sociale. Anch’io penso che i medici siano molto importanti, per valutare  indice di sviluppo di uno Stato si deve  prendere a parametro il numero dei medici ogni 1000 abitanti. Ma sarebbe una vergogna, o uno sputo su 25 secoli di storia, dire che i matematici non sono buoni a niente, o sono buoni fino ad un certo punto, come per dire che solo gli studenti di secondo livello dovrebbero dedicarvisi, non potendo “socialmente riuscire” già in partenza.
Non solo la presenza di professionisti altamente qualificati è fondamentale in ogni parte della società, ma un cospicuo numero delle rivoluzioni e dei progressi delle medicina sono stati portati dal di fuori di questa disciplina. Sono forse stati i dottori ad inventare il motore che muove le ambulanze? Hanno studiato i dottori i virus e i batteri? Erano i dottori coloro che hanno studiato le particelle subatomiche costituenti l’universo e con cui ogni si diagnosticano e si vogliono curare i tumori? Chi può modellizzare una situazione e fare una predizione quantitativa, non solo qualitativa, della prognosi di una malattia?

Sono ben consapevole che con questo non sradicherò la convinzione che una scienza astratta, come la matematica, sia niente in confronto a professioni pratiche ed apprezzabili come quella medica. ma voglio assicurarti che sono consapevole dei sacrifici che mi aspettano. Non dirò che sarà difficile, perché non lo sarà per me, facendo ciò che mi piace, ciò che desidero.

Credo che tu possa capire ora che argomentazioni come i salari alti e la posizione sociale non sono tr le mie priorità, ma sono sicuro che avrò comunque una vita confortevole, ai limiti della casualità. Nulla di cui ho bisogno o che desidererò sarà al di fuori della mia portata. Non sto facendo questo perché è facile, anche perché una professione in cui posso guadagnare molto senza sudare non mi attira per nulla.

In conclusione, ho scritto questa lettera per dirti che ho riflettuto a fondo sulle tue parole e meditati sul tuo consiglio, ma avverto, come voi dite debba nei confronti della famiglia e della società, un dovere verso il mondo intero.

 

Temitope Ajileye

Discussione

Un pensiero su “Lettera ad uno zio sulla professione del matematico

  1. “L’Iddio che a tutto provvede
    poteva farmi poeta
    di fede: l’anima quieta
    avrebbe cantata la fede”

    Ci è imperscrutabile scorgere tra le innumerevoli possibilità (le si provino a calcolare!) con certezza quale sia il destino al quale dalla vita saremo condotti. Eppure in ogni qualsivoglia circostanza varrà sempre il principio che qualunque strada intraprenderemo, sa la percorreremo con gioia e passione, più leggero sarà il cammino e più prossima la meta alla luce dell’orizzonte. L’orizzonte? Una volta lessi – non ricordo bene dove – che è una linea immaginaria che si allontana quanto più tu ti avvicini. Ma in questo sta il bello della vita e della continua ricerca con lo stesso spirito che è proprio dell’Ulisse descritto da Tennyson: combattere, cercare, trovare, e non cedere.

    Pubblicato da Eugenio | 28 marzo 2011, 21:41

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