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Poesia, Società

Ode sull’apparenza, ovvero l’arte di fingere agli altri e a se stessi


All’ombra di noi stessi e di un vestito
che abbiamo a noi cucito su misura
migliora forse in nostro esser noi stessi
fingendo una diversa sì natura?
L’immagine che abbiamo a noi creato
ci mostra una realtà modificata
che non nasconde in sé l’originale
aspetto e la sembianza sì plasmata
tradisce chi noi siamo in verità,
facendoci apparire ben diversi
da come meritiamo di apparire,
magari un po’ più oscuri e meno tersi.
Ma ciò rende migliore questa terra?
Difatti molte volte nascondiamo
con fare vergognoso e noncurante
agli altri delle cose che crediamo
non possano piacere o accattivare
la mente altrui rivolta nei confronti
di noi che non vogliamo far sapere
gli affari personali e i nostri conti
in merito alle scelte della vita
che eppure tuttavia noi decretiamo
senza voler che ciò si sappia in giro.
Ci preme invece molto l’apparire
più belli, intelligenti e più prestanti
di come siamo stati concepiti:
e questo ora è mentire a tutti quanti.
Ci costruiamo addosso un personaggio
perché ci rappresenti nei rapporti
con gli altri nostri simili coetanei
anch’essi veramente ai ferri corti,
pel nostro di continuo recitare,
rispetto al senso onesto di coscienza
il qual dovrebbe dirci onestamente
che in fondo siamo solo un’apparenza.
E se questa finzion ci viene bene,
e se codesta parte ci funziona
sul palco della vita a noi ci sembra
di essere realmente una persona.
Ma in fondo alla fin di tutto questo,
sebbene a noi ci sembri di parere
speciali ed apprezzati dalla gente,
capaci di riuscire a far vedere
sol quello che vogliamo far vedere
riuscendo ad ingannare le persone
che intanto continuiamo a disprezzare,
manchiamo tuttavia della reazione
cosciente che ci faccia sì capire
che non sono gli altri ad esser fessi
avendo in fin dei conti noi ingannato
soltanto e veramente sol noi stessi.
E quando – troppo tardi – ci accorgiamo
che noi non siamo più quel che noi siamo
ci giunge una tristezza devastante
in cui poi veramente sì soffriamo
il fatto di non essere nessuno
rispetto al super-uomo, costruito
per ricoprire il nostro essere vani,
in bolle di sapone ora svanito.
Se un giorno noi provassimo a cercare
chi siamo in fin dei conti veramente
ho il triste e sconfortante mal sospetto
che noi non troveremmo proprio niente,
giacché da tanto tempo abbiam smarrito
la via diritta e anche dolorosa
che porta nella vita con franchezza
ad essere noi stessi nella cosa
che dicono poi tutti essere il mondo,
un luogo di ritrovo e di scoperta
in cui poter tentare quell’impresa
che a volte appare dura e alquanto incerta
in quanto dipendente dall’apporto
di tutte le persone che con lena
provando stanno a vivere la vita.
Ma vale la fatica e val la pena.

Lorenzo Eugenio Guarneri

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